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Mattia Tagliaferri - La Svizzera entra nell’Euro
Redazione
15 anni fa

I paesi che fanno oggi ufficialmente parte dell’Eurozona, vi sono entrati con un particolare entusiasmo popolare a partire dal 1999 – data in cui l’Euro ha cominciato a circolare sui mercati finanziari – e il 2002, momento in cui la moneta unica europea è stata realmente immessa in circolazione. Questi erano anni in cui il capitalismo finanziario occidentale ancora viveva un momento di particolare spinta, in quanto era riuscito a rigenerarsi – proprio tramite la finanziarizzazione e la delocalizzazione nell’est Europa – dalla crisi di sovrapproduzione degli anni Settanta. Allora il sistema era improntato prevalentemente sull’industria e aveva trovato nuovi sbocchi di mercato, atti all’espansione del capitale, con la vittoria della Guerra Fredda da parte del blocco atlantico.Oggi è assodato che a giovare dall’operazione uscita dal trattato di Maastricht del 1992, sia stato sostanzialmente il solo capitale germanico, in quanto si è diffuso l’ex Marco tedesco al resto del continente, permettendo alla Germania di diventare il paese con la “valuta imperiale di riferimento” (gli altri paesi europei, in particolar modo quelli mediterranei, hanno infatti vissuto un’iperinflazione – in Italia il mercato reale ha parificato 1000 delle vecchie Lire a un Euro – con una conseguente diminuzione del potere d’acquisto della classe lavoratrice, che ha a sua volta portato a una diminuzione della domanda aggregata interna). Questo processo nasce proprio per creare una valuta che sia coprotagonista del potere del Dollaro – qui si mostrano le prime avvisaglie di un conflitto interimperialistico, giunte ora a un livello altissimo a causa della crisi partita nel 2008 – come risposta al deprezzamento dello stesso a partire dalla crisi degli anni Settanta. L’Occidente vi uscì sostituendo il sistema monetario basato sulla parità aurea (il “gold exchange standard”) con un sistema in cui il riferimento è proprio il Dollaro, per cui l’andamento di qualsiasi moneta è da leggere nel suo rapporto con il Dollaro, cosa che ha portato a gravi fenomeni inflazionistici in Europa e in Giappone. In pratica con l’Euro si è andati a riprodurre il medesimo sistema, ma con al centro l’ex Marco tedesco. Oggi la crisi del debito sovrano sta dilaniando l’intera Europa e l’esistenza stessa dell’Euro è messa in discussione proprio da quella Germania che tanto ha guadagnato con la sua introduzione. Proprio per questo nessun governante potrebbe pensare di avere il sostegno popolare per entrare nell’Eurozona: a scegliere però di salire su una barca che sembra affondare è stata proprio la Svizzera.La decisione di bloccare il valore di cambio del Franco con la moneta unica, ha di fatto sancito l’adesione ai trattati di Maastricht ed è come se oggi la Svizzera facesse parte dell’Euro. Naturalmente il Consiglio federale (CF) e la Banca Nazionale Svizzera (BNS) hanno fatto passare questa misura come se fosse qualcosa di straordinariamente necessario affinché le esportazioni elvetiche non vadano macerandosi.Non è però mai stato spiegato che l’Euro è una valuta fondata sulla fissazione del cambio tra la stessa e le varie valute nazionali; l’avere realmente l’Euro tra le mani è in pratica una mera convenzione di comodità commerciale, atta a voler velocizzare gli scambi, ma non è certamente indispensabile.Ora che la Svizzera è di fatto, non de jure, entrata nell’Euro, la banca centrale di riferimento è la Banca Centrale Europea (BCE) di Francoforte e non la BNS, la quale ha ben poca autonomia nelle scelte di politica monetaria, proprio a causa dell’ancoraggio del Franco alla valuta europea, dalla quale la Svizzera dipende totalmente. A causa di questa dipendenza, madre Elvezia vede portarsi via tutti i giorni ingenti risorse liquide, utilizzate nell’acquisto degli Euro necessari a coprire il differenziale creatosi tra il reale cambio di mercato e quello arbitrariamente deciso da BCE e BNS.Per diritto di informazione va però detto che il CF e la BNS si sono di fatto trovati nella condizione di operare

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