
La Gioventù Comunista (movimento giovanile del Partito Comunista ticinese, e a livello nazionale del Partito Svizzero del Lavoro) appoggia ed è parte integrante dello sciopero degli studenti universitari che dalla scorsa settimana hanno occupato alcuni fra gli atenei svizzeri. Gli studenti comunisti sono infatti anch'essi in prima linea nel movimento a Berna, Zurigo e forse presto pure a Losanna. Oltre che a schierarsi a favore di tali lotte la Gioventù Comunista ribadisce che il sistema universitario elvetico non può più andare avanti: tagliare gli investimenti pubblici all'educazione significa non solo aprire agli sponsor privati che minano l'indipendenza della ricerca, ma pure alzare le tasse d’iscrizione. Ciò non fa altro che portare svantaggi a coloro che non fanno parte di famiglie ricche: quasi l'80% degli studenti universitari è costretto a lavorare per garantirsi gli studi e questo impedisce la regolare frequenza dei corsi. Il rischio è che presto l'università ritorni ad essere una realtà d'élite in cui vige una forte selezione sociale. La Riforma di Bologna va poi ad aggravare questi problemi. In tutta Europa si tengono occupate le principali aule delle varie università. Bisogna opporsi alle riforme neoliberali, le quali stanno smantellando il diritto di studio e trasformando le università in semplici succursali delle multinazionali. I giovani comunisti si augurano che gli studenti in lotta continuino a tener duro fino al soddisfacimento delle rivendicazioni espresse dalle assemblee. Per avere un buon fine le trattative in corso coi rettori di Berna e Zurigo necessitano però di un continuo rapporto di forza e di un ampio consenso. Mattia Antognini, Gioventù comunista
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