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Matteo Tavian: Elezione diretta del Consiglio Federale, un passo avanti?
Redazione
15 anni fa

Hans-Peter Tschudi è stato Consigliere Federale dal 1960 al 1973. Venne eletto nell’Esecutivo federale, nonostante non fosse stato proposto dal suo gruppo parlamentare, al posto di Walther Bringolf, carismatico leader e presidente del partito socialista svizzero. Bringolf era stato reputato non idoneo alla carica di Consigliere Federale da parte dei partiti borghesi a causa del suo passato comunista, e così l’Assemblea Federale scelse Tschudi, professore di diritto del lavoro e di diritto delle assicurazioni sociali all’Università di Basilea. Paradossalmente, Tschudi viene ricordato come uno dei più brillanti ministri della storia svizzera. Spesso soprannominato come il “padre dell’AVS”, fu grazie al suo contributo che nel diritto delle assicurazioni sociali venne istituito il cosiddetto “Drei-Säulen Prinzip”.Oltre che in quest’ambito, come ministro dell’interno contribuì in modo decisivo alla fondazione del Politecnico di Losanna, sostenne le scuole professionali cantonali e fu tra i primi a porre l’accento sulla necessità di proteggere il patrimonio ambientale svizzero. A lui va riconosciuto il merito di esser riuscito a inserire nella costituzione federale un articolo relativo alla creazione di una rete di autostrade svizzere, e grazie a lui venne abolito, nel 1973, il vergognoso e tristemente famoso capoverso sui gesuiti. In quattordici anni presentò alle due camere 150 proposte di legge, e nessuna di queste fu respinta dal parlamento. Tschudi è ricordato come uomo cordiale e riservato, discreto, umile, ma al contempo in grado di tenere i piedi per terra. Aveva capito, forse meglio di altri, che la politica è l’arte del compromesso, poiché a nessuno appartiene la verità assoluta e che tutte le opinioni meritano di essere considerate. Fu da un lato l’acutezza e l’impegno di quest’uomo, e dall’altro la stabilità politico-istituzionale di quegli anni, che permise a Tschudi di realizzare e mettere in atto i suoi progetti. Anche Tschudi infatti, come tutti i Consiglieri Federali prima e dopo di lui, poteva godere del privilegio di non dover preoccuparsi, allo scadere della legislatura, di questioni legate alla campagna elettorale.Se aveva un’idea, cercava di realizzarla - ovviamente rispettando le granitiche regole non scritte di palazzo federale -, senza però dover sottostare alle logiche proprie delle campagne elettorali. Interessante, a questo punto, è chiedersi se un personaggio come Hans-Peter Tschudi sarebbe stato preferito al presidente Bringolf, nell’ipotesi che nel 1959 il governo fosse stato scelto per elezione popolare. Io tento la risposta, e dico di no. Le persone riservate, umili e laboriose come Tschudi, hanno nel sistema politico svizzero un vantaggio; i loro meriti e demeriti vengono giudicati con più cognizione di causa dai membri delle due camere, proprio per il fatto che i parlamentari nazionali sono confrontati ogni giorno con i problemi della gente, e – carta alla mano – possono giudicare i progetti e le soluzioni proposte dai ministri con consapevolezza e  competenza.  E se poi non lavorano come si deve, vengono espulsi dal governo. La politica svizzera non vuole “prime donne”.Questo sistema, unico nel suo genere, non premia il politico di turno che strilla il venerdì sera nelle trasmissioni di Arena, ma al contrario quel politico che il venerdì sera siede a una scrivania e analizza carte, documenti, statistiche, proposte, mozioni, interpellanze, etc. Per quale motivo, allora, buttare all’aria un sistema che – certamente con le sue pecche e le sue difficoltà – nel suo insieme funziona? Dire No all’elezione diretta del consiglio federale, significa avere ancora il privilegio di poter sperare in una politica alla Tschudi, dove serietà, onestà intellettuale e diligenza premiano e dove, invece, prepotenza e tracotanza castigano.

Matteo Tavian, membro dell’Assemblea dei Delegati dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri

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