
Manca, credo, nell'area progressista la capacità di tornare a raccontare alle giovani generazioni, e alle fasce più deboli, un Ticino del futuro con valori nuovi, positivi e gratificanti, che non siano forzatamente il possesso di beni materiali. La popolazione vota chi promette di colmare ciò che ci manca. Una volta mancavano infrastrutture, scuole, diritti e quindi si votavano i partiti progressisti che le pensavano, poi le promettevano e infine le realizzarono. Col boom economico abbiamo pensato non ci mancasse più nulla, o meglio che tutto poteva essere acquistato col denaro, magari anche le relazioni. Da qui l'individualismo (pago per ciò che ho bisogno e quindi non ho bisogno degli altri).
Con la crisi economica oggi quello che manca è ciò che ci siamo potuti permettere negli anni di vacche grasse. E quindi vincono le forze politiche che promettono un irrealizzabile ritorno agli anni ‘80/’90, continuamente insoddisfatte del presente che sistematicamente viene interpretato - per mantenere la pressione - in modo negativo, con un avversario a cui dare la colpa. A dipendenza dell’utilità, il nemico sarà lo Stato, l’amministrazione, l’economia, il frontaliere (a prescindere) o l’altro in genere.
Probabilmente in futuro torneranno a vincere le forze politiche che sapranno far capire, prima, che cosa ci stiamo perdendo, cosa ci mancherà in termini di valori, di qualità di vita, di convivenza, non in termini materialistici. Il dono, il baratto, la sharing economy, il carsharing, lo slowfood, la smartcity, l’homeworking,... potrebbero essere solo alcune delle risposte vincenti o quantomeno possibili. Più vincenti magari che l'indebitamento da leasing, carte di credito, da vacanze e materassi a rate. Finché ci mancheranno le cose che il marketing ci vuol far acquistare, studiando i migliori trucchi e condizionamenti, difficilmente avremo tempo e voglia di soffermarci a pensare quali altri valori ci potrebbero mancare. Certo una mera decrescita non è facilmente prospettabile. Ma anche la globalizzazione che sembrava irreversibile si sta scontrando con un ritorno almeno alle macroregioni e a trattati e politiche protezionistiche. Quindi anche la crescita economica o finanziaria all’infinito così come intesa fino ad oggi potrebbe e dovrebbe subire qualche assestamento.
Forse raccontare un altro mondo possibile può essere una via per uscire dal pensiero unico negativo, consumistico, arrabbiato con qualcuno o qualcosa. Quantomeno sarebbe una via di condivisione, di bellezza, di cultura. Una alternativa alla visione negativa e di odio verso l'altro, competitiva, di mobbing, dumping,... Certo i nostri (bis-) nonni dalla povertà che portò all’emigrazione economica e le difficoltà delle guerre mondiali, dovettero costruire e conquistare un certo benessere. Per le generazioni figlie del boom l’esercizio è sicuramente complesso poiché la paura di perdere percentuali di benessere senza avere pronta la sceneggiatura di un futuro diverso ma altrettanto valoriale e di qualità, seppur diverso, non è scontato. Che rischio corriamo a provarci? Le idee e le parole decidono il destino del mondo.
Matteo Quadranti, deputato PLR
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