
Premessa:a) Lo scorso luglio 2011 introducevo, a nome anche del gruppo PLR, un’interrogazione dal titolo “Ristorni delle imposte alla fonte all’Italia, diamo qualche contenuto alle trattative”. In quell’atto si chiedeva al Consiglio di Stato, tra l’altro, se in un ottica ambientale e per il miglioramento della qualità di vita, non riteneva esigibile, per il Ticino e il Sottoceneri in modo accentuato, che la Confederazione pretenda dall’Italia che il ristorno delle citate imposte venga utilizzato, almeno in parte, per realizzare e/o incentivare i park & ride alla frontiera, il carpooling/carsharing, la mobilità aziendale, l’incremento o la messa a disposizione di mezzi pubblici e ogni altro possibile mezzo per ridurre e/o eliminare i disagi causati dall’aumento del traffico frontaliero in forte aumento negli ultimi anni (oggi siamo a oltre 51'000 lavoratori frontalieri che giornalmente entrano in Ticino, spesso, ognuno da solo, col proprio veicolo).b) L’interrogazione veniva inoltrata nella consapevolezza che la trattativa tra Berna e Roma avrebbe compreso soprattutto tematiche fiscali più ampie e di ben maggiore peso e portata in termini di interessi economici e finanziari tra i due Stati (convenzione sulla doppia imposizione, black list, segreto bancario e scambio di informazioni, e via discorrendo).c) Il Consiglio di Stato - mi sia concessa l’estrema sintesi - rispose che la questione era interessante, che la competenza restava comunque della Confederazione e che si sarebbe trattato di vedere l’evoluzione complessa delle trattative che si sarebbero dovute avviare tra i due governi.Constatato e preso atto che:1. Il Governo ticinese, preoccupato dalle turbolenze politiche italiane in atto in questi giorni, ha risposto di recente alla Seco (Segreteria di Stato dell’economia) chiedendo garanzie circa l’avvio effettivo delle trattative con lo Stato italiano e circa i rischi d’interruzione delle stesse in caso di caduta del governo Berlusconi. Ciò anche al fine di decidere se sbloccare finalmente (ndr. direi nel rispetto della legalità) il restante 50% delle imposte alla fonte tuttora congelate dal Ticino (cfr. La Regione 10.11.11, pag.3).2. In questo clima di incertezza, appare purtroppo legittimo temere che la Confederazione avrà ben altri temi e problemi prioritari da affrontare con l’Italia. Quindi vi è il forte rischio che la tematica di legare parte di questi ristorni alla risoluzione delle questioni legate all’aumento del traffico frontaliero come proposto nella mia precedente interrogazione, vada nel dimenticatoio.3. Nel frattempo il Ticino resterà afflitto, soprattutto nel Mendrisiotto e nel Luganese, da una situazione del traffico al limite dell’accettabile.4. Da circa 10 anni la tratta autostradale A2 da Chiasso a Lugano è perennemente e costantemente un cantiere aperto, con colonne interminabili e non già solo a causa di incidenti (peraltro sempre in crescita). 5. Tale stato di fatto comporta spesso, e non già solo occasionalmente come pare sostenere l’USTRA (Ufficio federale delle strade), problemi anche sulla rete stradale cantonale (e quelle comunali già dai vari valichi). 6. Non è forse scorretto speculare, da parte dell’USTRA e del Dipartimento del Territorio (sempre attento alle esigenze della “gente”), sulla pazienza, sulla rassegnazione e sull’assuefazione dei cittadini costretti a tollerare questo stato di cose? Per cui è legittimo attendersi delle risposte concrete già a livello cantonale.7. Al momento attuale (cfr. La Regione, 10.11.11, pag. 6) pare che l’USTRA stia studiando- la possibilità di ridurre la velocità (da 120 a 80 km/h) sull’A2 tra Lugano e Mendrisio. E da Mendrisio a Chiasso e da/verso altri valichi, mi chiedo? - Ma ciò avverrebbe solo nei momenti di carico più intenso. Oserei dire quasi 20 ore su 24 vista l’intensità del traffico dovuta anche ai cantieri, agli incidenti e al traffico pesante e frontaliere!
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