
I prossimi 19 gennaio (scuole medie) e il 26 gennaio (scuole medie superiori) 2015, alla Biblioteca cantonale di Bellinzona, si terranno i concorsi ticinesi di dibattito organizzati dalla Fondazione Dialogo e offerti dall’Associazione Gioventù e Economia, che dal 2005 promuove il progetto “La gioventù dibatte”.
Si tratta di uno strumento e di una metodologia che vuole - in un paese come la Svizzera, dove il popolo è chiamato spesso a votare - sostenere e stimolare i giovani ad assumere un ruolo attivo nei processi decisionali. Infatti la democrazia non cade dal cielo - si legge sul relativo sito internet - e bisogna stimolare i giovani a partecipare alla vita democratica, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza.
Il progetto si propone di insegnare l’arte del dibattito a scuola o in ambito extrascolastico ai giovani, ma anche ai docenti che la possono introdurre nelle loro lezioni. Unicamente coloro che hanno ben capito la problematica e i suoi risvolti potrà infatti confrontarsi in un dibattito retorico di qualità e solamente colui che ascolta gli altri riesce e formulare un discorso convincente e vincente. Il tutto vuole sviluppare conoscenze personali, sociali e cognitive per poi valutare, nei concorsi, la conoscenza della materia, la capacità d’espressione, l’abilità di dialogo, la forza di persuasione.
Ciò su cui mi preme porre l’accento è la necessità di sviluppare lo spirito critico, per pensare bene con la propria testa. Infatti non abbiamo bisogno di nuovi giovani abili solo nell’arte di arringare la folla e formulare opinioni opinabili. Necessitiamo di futuri cittadini che sappiano piuttosto non farsi abbindolare dai retori, dalle campagne pubblicitarie o referendarie in questa epoca dominata dalla comunicazione che spesso e volentieri è tutt’altro che oggettiva e imparziale. Praticare la logica non è un esercizio per teorici allampanati bensì qualcosa che va praticato da tutti.
In questo senso l’allenamento andrebbe iniziato sin dalla più tenera età. Se pensiamo a certe campagne pubblicitarie che hanno come obiettivo i nostri bambini (per poi indurre i genitori al consumo), bisognerebbe iniziare già nelle scuole elementari.
Al di là del contesto politico, è evidente che qualche lezione di “capacità critica” si renda necessaria e utile per i più svariati contesti nei quali i nostri figli sono e saranno chiamati a interagire. Importante sarà la capacità di ricerca assidua delle fonti e dei dati attendibili e di accertare i fatti in modo oggettivo.
D’altro canto i test di logica sono sempre più richiesti anche dalle aziende per la selezione del personale da assumere. Pertanto la logica non è solo il più potente strumento per il buon funzionamento della democrazia. Essa serve sempre più come vantaggio per ottenere un impiego. Crescendo negli anni, i famosi “discorsi da bar”, pur divertenti, possono andar bene appunto al bar, non certo quando si è chiamati a compiti e comportamenti socialmente importanti.
La conversazione pubblica (quindi anche sui media e social network) non è sempre in grado di sostenere le forme di ragionamento più elementari. Domina un linguaggio da cui non traspare una consapevolezza dei rapporti di subordinazione che dovrebbero esistere tra principi e conseguenze. Politici, e non solo, si affrontano a suon di insulti e parolacce nella più totale mancanza di rispetto e capacità di ascolto. Messaggi trasversali imperversano anche nei media.
Il problema pare essere che in tutto questo non c'è nulla di sbagliato perché “funziona”. Ma in realtà non funziona affatto. Di questo passo saremo dominati dal cinismo, dall’incredulità verso le istituzioni e verso la ragione. La nostra vita associativa è caratterizzata dal linguaggio e dal discorso. Se questi si degradano, di riflesso si degrada la stessa vita sociale.
Il rischio infine è di avere sempre meno una comunità di cittadini e sempre più una platea di spettatori, irragionevolmente sedotti dal sorriso del divo o del leader di turno. E non dovremo lamentarci se l’irragionevolezza domina le loro scelte, anche politiche.
Matteo Quadranti, deputato PLR
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