
Il presidente del PS Righini ha replicato in due occasioni, seppur informalmente, alla nostra lettera aperta sull’atteggiamento di Mario Branda all’ultima assemblea dell’Associazione Giù le mani. Nella sua reazione su Facebook è “fuori tema”: difende la scelta del PS a favore del progetto FFS-Cantone-Città. Ha tutto il diritto di farlo, come lo ha Branda, come lo ha chiunque: non è questo il tema della discussione.
Il tema in discussione è la provocazione di Mario Branda il quale ha tentato di delegittimare l’Associazione e i suoi dirigenti, coloro che hanno condotto lo sciopero del 2018, affermando che l’Associazione non poteva decidere sulla destinazione dei fondi per la campagna a sostegno dell’iniziativa.
E su questo, senza rendersene conto, Righini ha sconfessato Branda. Diciamo “senza rendersene conto” perché Righini afferma, su La Regione di lunedì scorso: “penso che il nocciolo della questione non sia la modalità del finanziamento della campagna”. E invece il problema è tutto lì. Ma poi Righini, senza accorgersene e forse male informato, continua sostenendo che se l’Associazione “… ritiene di usare i propri fondi in favore della campagna, è giusto che eventuali posizioni contrarie vengano espresse nel luogo preposto a farlo, ossia l’assemblea, rispettando le opinioni altrui, anche quando queste opinioni non sono condivise dalla maggioranza…”.
Eccolo il problema: Branda pensa proprio il contrario, cioè che non dovesse essere l’assemblea a pronunciarsi, e quindi a decidere tra opinioni favorevoli (era la proposta del comitato) e contrarie (Branda e un altro partecipante si sono pronunciati in questo senso). Branda ha affermato che quella assemblea non era legittimata a decidere. Ed è un differenza di fondo. Una posizione che ho definito “immorale” per una ragione chiara a tutti: Branda sapeva e sa benissimo che quella assemblea era totalmente legittimata a decidere. Da qui un atteggiamento moralmente deprecabile, quando si mente sapendo di mentire!
Matteo Pronzini, deputato MPS
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