
Mozione inoltrata questa mattina alla cancelleria del Gran Consiglio in relazione alla tematica della formazione professionale e il ruolo svolto dall'Amministrazione cantonale.
Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha proceduto, tramite una solenne cerimonia pubblica, a festeggiare i propri apprendisti che hanno concluso il tirocinio. Il presidente Paolo Beltraminelli non ha perso occasione per il solito peana al sistema di formazione vigente nel nostro paese: “Un sistema duale di formazione (quello degli apprendisti nda) che va difeso e promosso all’interno del nostro cantone. Da tempo si assiste ad una corsa alla formazione medio superiore dopo le scuole medie mettendo in secondo piano il tirocinio. Bisogna invece ridare all’apprendistato il suo giusto valore, una formazione che permette di essere subito a disposizione del mondo del lavoro e non preclude nessuna strada formativa futura, nemmeno la formazione universitaria. Un ulteriore ringraziamento alle aziende formatrici che permettono a questo sistema duale di essere efficace, in un percorso coraggioso ma ricco di soddisfazioni, in cui anche il Cantone compie la sua parte. Il futuro siete voi, i giovani. Una frase che ormai suona un po’ fatta, ma nella quale il Cantone crede vivamente. L’impegno dell’amministrazione cantonale nella formazione continuerà anche nei prossimi anni e l’offerta formativa si è fatta sempre più ampia rispetto al passato. La formazione nell’amministrazione contonale tocca oramai i settori più disparati: tra di voi ci sono anche addetti di cucina, laboratoristi, informatici, impiegati in logistica e molti altri.”
Le cose, lo sappiamo, non stanno proprio così bene e non è tutto oro quello che luccica, o sembra luccicare, nel sistema della formazione professionale. Le aziende private, che di fatto detengono in buona parte il monopolio dell’offerta di posti di tirocinio, mostrano sempre meno interesse per la formazione e il loro agire è ben lontano da quella “responsabilità sociale” della quale, spesso a proposito, si vantano.
Non sono diverse, molto spesso, nemmeno le aziende pubbliche che, dovrebbero e potrebbero, svolgere un ruolo ben diverso. A cominciare dall’offerta di posti di tirocinio, in un momento di estrema difficoltà sul mercato del lavoro.
Il ruolo e il contributo dell’amministrazione pubblica cantonale nell’ambito della offerta di posti di tirocinio, ad esempio, sono molto modesti. Complessivamentevengono formati 123 apprendisti su un totale di 5034 dipendenti occupati, il che corrisponde a circa il 2,4%.
È già molto, come dice il governo che già in passato ha opposto un rifiuto a mie proposte indirette di aumentare il numero di apprendisti formati, o è poco, come invece io penso si possa affermare?
A titolo di paragone, e per una riflessione meno astratta, potremmo ricordare che la Legge sulle commesse pubbliche prevede, per poter accedere a degli appalti pubblici, che un’azienda debba formare una numero di apprendisti pari ad almeno il 5%. In altre parole il Cantone chiede alle aziende di attenersi a principi che egli si guarda bene dal rispettare... Quando si dice l’esempio...
In data 10 luglio 2012, rispondendo ad una mia interrogazione, il Consiglio di Stato si arrampicava sui vetri affermando che “Il Consiglio di Stato e per esso la Sezione delle risorse umane si applica con notevole sforzo nel reclutamento dei giovani e soprattutto nell’identificare settori e servizi dell’Amministrazione cantonale dove la presenza di un apprendista possa essere compatibile e funzionale anche dal profilo dell’organizzazione. E ciò non è il caso per tutti i settori in modo indiscriminato. Ciò costituisce, a dire il vero, il fattore più limitante e che determina, e ha determinato la stabilità del numero (esiguo nda) di apprendisti in Amministrazione cantonale”.
La stessa “giustificazione” potrebbe venir addotta, a maggior ragione, da ogni azienda che si vedesse scartata da una gara di appalto poiché non raggiunte la soglia del 5% di apprendisti formati. Non vi è nessuna ragione per la quale un criterio ritenuto importante e decisivo per le aziende che concorrono agli appalti pubblici non debba valere anche per l’Amministrazione cantonale.
E se dunque facessimo valere questo principio, il risultato sarebbe che il numero di apprendisti assunti e formati dallo Stato dovrebbe, per lo meno, raddoppiare.
Come indicato in precedenza oggi il numero attuale di apprendisti in formazione ammonta a 123. Il presidente del CdS ha trionfalmente affermato che: “La formazione nell’amministrazione contonale tocca oramai i settori più disparati: tra di voi ci sono anche addetti di cucina, laboratoristi, informatici, impiegati in logistica e molti altri”.
Anche qui si tratta di un’affermazione falsa. Gli apprendisti formati, come ben dimostra la tabella in allegato, si concentrano in poche e tradizionali professioni: impiegati di commercio, cuochi ed informatici. In molte delle professioni presenti nell’Amministrazione pubblica non si formano apprendisti. La formazione di apprendisti potrebbe e dovrebbe essere estesa a tutte le professioni svolte presso lo Stato.
Ma non solo. Un’analisi della suddivisione degli apprendisti formati in base al sesso dimostra che nell’Amministrazione cantonale non si fa nulla per permettere alle giovani donne di intraprendere delle formazioni non tradizionalmente femminili: tra gli informatici il tasso di apprendiste è del 6%, del 13% tra selvicoltori, giardinieri, agricoltori, 0% tra i meccanici. Anche qui, invece di campagne che hanno più il valore propagandistico astratto che un reale impatto, meglio sarebbe se il Cantone mettesse in atto, in ambito di posti di tirocinio, una politica di misure positive a favore delle giovani donne che vogliono intraprendere una formazione professionale.
Alle luce di queste considerazioni con la presente mozione chiedo che:
1. Il numero degli impieghi d’apprendistato presso l’amministrazione pubblica corrisponda ad almeno il 5% del personale2. Il ventaglio di posti di formazione venga esteso in modo sensibile, coinvolgendo molte altre professioni presenti nell’amministrazione cantonale3. Il CdS elabori e metta in pratica una politica di discriminazione positiva che permetta alle giovani donne di intraprendere delle formazioni in professioni tradizionalmente “maschili”.
Matteo PronziniMPS
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