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Matteo Cheda: Duemila firme per l'IRB al posto delle brutture
Redazione
15 anni fa

Sono state consegnate oggi alle 14.30 oltre duemila firme contro la modifica del piano regolatore dell'ex campo militare di Bellinzona. Secondo i promotori del referendum, se vincerà il no, si eviterà il rischio che l'IRB scappi a Lugano. «Vogliamo evitare che l'IRB si trasferisca a Lugano» hanno detto i tre promotori del referendum (Luca Buzzi, Matteo Cheda e Michaela Jermini Lafranchi) «e vogliamo salvaguardare il verde urbano». Le firme consegnate sono 2'217, di cui 1'923 già controllate, quindi il 20% in più del numero necessario per la riuscita del referendum. Un sì alla variante del piano regolatore rischierebbe di far scappare l'IRB da Bellinzona, hanno spiegato i referendisti, perché la modifica pianificatoria sarebbe bloccata per anni dalla procedura di ricorso. Verrebbe a crearsi una situazione di stallo simile a quella che tiene fermo il progetto della nuova casa anziani comunale. Le autorità cantonali e federali infatti impiegano molto tempo a evadere i ricorsi. Queste lungaggini rischiano di far scappare a Lugano l'IRB. Un no alla variante del piano regolatore, permetterebbe alle autorità di mettere subito a disposizione dell'IRB un terreno già edificabile, per cui non è necessaria una modifica del piano regolatore (e quindi non vi può essere un ricorso sulla pianificazione). Se dalle urne uscirà un no, il Municipio dovrà decidere rapidamente se mettere a disposizione dell'IRB un terreno già edificabile, preferibilmente sostituendo edifici fatiscenti e brutture urbane. «Tutte le forze politiche sostengono il prestigioso istituto di ricerca bellinzonese. Non potranno quindi rimangiarsi la parola negando all'IRB il terreno edificabile che merita» hanno detto i referendisti. «Se i municipali negheranno il terreno edificabile all'IRB rischiano di non venire rieletti nel 2012». I cittadini non sono stati informati correttamente, hanno sottolineato i promotori della raccolta delle firme. Il referendum apre la possibilità di un dibattito pubblico costruttivo e dunque incentiva la partecipazione democratica dei cittadini a una decisione fondamentale per il futuro della città. Matteo Cheda

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