
Sempre peggio per il commercio ticinese, grazie anche a chi vuole mettere i bastoni tra le ruote!
Mentre in Italia si allenta la morsa per quanto riguarda gli orari di aperture dei negozi, in Ticino si cerca di tutto per impedire al commercio di “vivere”.Il Consiglio di Stato nel decidere di non concedere le deroghe d’apertura dei negozi, per i giorni 19 marzo ( San Giuseppe) e per le due domeniche di Emozioni Ticino 15 aprile e 28 ottobre 2012, si rende insensibile e non responsabile per quanto riguarda il commercio nel nostro Cantone.Da una parte abbiamo i Sindacati che pretendono la salvaguardia dei posti di lavoro del personale di vendita “non lavorando” e dall’altra, un Governo che ascolta solo una “campana” (sempre i sindacati) per decidere divieti inaccettabili in questo periodo di grande crisi.Dopo questa breve premessa chiedo quando segue al lodevole Consiglio di Stato:Il Consiglio di Stato si è reso conto delle conseguenze economiche ed occupazionali prima di decidere di non concedere le aperture straordinarie del 19 marzo ( San Giuseppe) 15 aprile e 28 ottobre (Emozioni Ticino)?
È vero che solo le parti sindacali sono state interpellate per decidere le chiusure sopraindicate? Se si, come mai non sono stati interpellati pure i commercianti interessati o chi li rappresenta?
Come mai il Ticino è sempre il Cantone più penalizzato per quanto riguarda le aperture dei negozi, visto che negli altri Cantoni svizzeri i giorni festivi sono molto meno?
Oltre alla nuova legge “palliativa” in discussione a breve in Parlamento, il Governo intende prendere altre misure concrete a favore del commercio ticinese?
In fede.Massimiliano RobbianiDeputato
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