
Il Partito Comunista esprime preoccupazione per la proposta della maggior parte delle organizzazioni di sinistra, e ribadita venerdì dal Partito Socialista, di fissare a 1.4 il cambio franco-euro. Non esiste infatti alcuna certezza per cui una moneta più concorrenziale per l’esportazione porti miglioramenti concreti ai lavoratori, quello che è certo è che il miglioramento lo avranno i padroni d'impresa. Dato che le aziende hanno il potere di decidere liberamente i loro margini di profitto, con l’introduzione di questa misura non si può essere sicuri né di una maggiore ridistribuzione ai lavoratori impiegati né tantomeno di un miglioramento dell’occupazione svizzera. È giusto ricordare che le aziende d’esportazione che si vorrebbe andare ad aiutare stanno tuttora beneficiando del “franco forte” per l’acquisto vantaggioso delle materie prime per la produzione, e che i loro prodotti sono spesso ad alto valore aggiunto e per questo difficilmente sostituibili dagli acquirenti esteri. Alcune di queste aziende hanno poi potuto approfittare della scusa del “franco forte” per portare a termine ristrutturazioni aziendali non mettendo mai in discussione il loro margine di guadagno a favore dei lavoratori. Quello che dovrebbe preoccupare invece è il forte legame che si verrà a creare con la traballante Unione Europea una volta fissato il franco a 1.4. Questo renderà la Svizzera sempre più vulnerabile agli scenari politici che stanno rovinando la vita a milioni di lavoratori europei e che indirizzano l’UE verso una possibile debacle. A sinistra ci si dimentica forse dei forti effetti negativi che una misura del genere può portare. Essa mette a forte rischio la distribuzione degli utili della BNS ai cantoni e comuni svizzeri. Per coprire i deficit sarà ancora una volta tutta la popolazione a dover fare i conti con le politiche dei tagli alla spesa pubblica e dello stato sociale, peggiorando le condizioni di vita di tutti. ?Il Partito Comunista predilige invece interventi più concreti e con sicuro esito positivo per il mercato del lavoro svizzero come l’abolizione dell’antisociale IVA allo scopo di rivitalizzare quei settori in vera difficoltà come il turismo e la possibilità di ridare dignità al lavoro di tutti con un salario minimo di 4000.-. Con gli utili della BNS si potrebbe peraltro sostenere quelle aziende davvero in difficoltà, con l'acquisizione pubblica di parte del capitale e imponendo alle medesime il divieto di licenziare per motivi economici. I Comunisti lottano infine per ridefinire il ruolo della Banca Nazionale Svizzera come banca al servizio dei bisogni sociali della popolazione, e per questo auspichiamo che i suoi utili vadano al più presto destinati allo stato sociale, come al rafforzamento dell’AVS. Alessandro Lucchini, Partito Comunista
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

