
Caro Stefano, Io sono più dispiaciuto di tutti per l’ “incidente” dell’altra sera nel consiglio comunale di Lugano, di cui hai scritto su Ticinonews. Ti assicuro che ho cercato in tutti i modi di prevenirlo. Conoscendo la regolamentazione in merito alle designazioni dei membri di CdA da parte del consiglio comunale (non si vota, non si possono presentare candidature alternative a quelle proposte dal partito avente diritto ad una designazione) ho invitato, prima dell’inizio della seduta, il presidente del CC ad evitare interventi e dichiarazioni di voto. Purtroppo, ha voluto dare la parola a chi contestava l’indicazione del PS per il CdA delle AIL. Sempre prima della seduta, ho parlato anche con Giuliano Bignasca avvisandolo di ciò che sarebbe stato inevitabile: l’ho invitato a dire ai suoi (cioè a voi) di rinunciare a interventi contro il nostro candidato e a candidature alternative, perché allora sarei stato costretto ad attaccarlo quale persona indicata a suo tempo dalla Lega dei Ticinesi per il CdA delle AIL, cosa di cui avrei fatto volentieri a meno. Le verità scottano, caro Stefano, non solo per gli altri, ma anche per voi. Quando si indica un candidato per un consiglio d’amministrazione, non si possono certo ignorare i curriculi di chi si propone, che dovrebbero essere impeccabili, non solo dal profilo delle competenze, ma anche da quello del rispetto delle regole legali, regole (sovente insufficienti e sempre perfettibili) che in uno stato di diritto sono fatte, non dimenticarlo, per proteggere i cittadini dall’arbitrio del potere, e questo indipendentemente dalle convinzioni politiche di ognuno. Il nostro candidato (Alberto Di Stefano)non ha fatto che utilizzare una di queste regole contro una decisione del potere che a lui è apparsa come arbitraria (il blocco del ristorno parziale all’Italia delle imposte pagate dai frontalieri). Bignasca ha sbagliato a non volermi ascoltare. Non può, non potete, pretendere dagli altri di stare zitti o di “porgere l’altra guancia”, quando nel vostro giornale sono una pratica sistematica gli attacchi durissimi alle persone, non attacchi politici, neppure attinenti alla legalità, alla correttezza, alle competenze, ai comportamenti, ma del tutto personali. Dimentichi gli infiniti XXL inflitti alla nostra municipale? Le caricature oscene della nostra (quando lo era) consigliera federale? Non hai letto il Mattino di domenica scorsa, con quel “siculo a caccia di cadreghe” riferito al nostro candidato che di cadreghe proprio non ha bisogno ma ha risposto positivamente al mio invito per spirito di servizio? È forse una colpa essere figli di un’immigrato dalla Sicilia? È forse una colpa essere siciliani, o tedeschi, o angolani, o svizzeri? Perché poi chiamare “siculo” uno svizzero, nato e cresciuto in Ticino? Caro Stefano, io, in politica, non ho “nemici” ma solo “avversari”: dovresti saperlo, e dovrebbe saperlo anche Bignasca. Avversari che possono essere, in certe circostanze, anche compagni di viaggio: proprio lunedì sera, quando voi ve ne siete andati dal CC (e gli assenti, si dice, hanno sempre torto) è stato discusso il rapporto di minoranza della gestione sull’Agenzia NQC, redatto da me e firmato dai commissari del PS, della LT e dell’UDC (non dal PLR e dal PPD)! Questa risposta a te la scrivo anche pensando a Di Stefano, e soprattutto a Bignasca, perché il suo giornale (probabilmente lui personalmente) scriveva domenica che “il banchiere $inistrorso SICULO Alberto Di Stefano (...) nel CdA della AIL non metterà mai piede!!” Invece dovranno convivere, anzi collaborare nel CdA, ed è opportuno che questa convivenza e collaborazione siano all’insegna della correttezza: per l’AIL e, soprattutto, per i cittadini che ne sono gli utenti e finanziatori. Un cordiale saluto Martino Rossi, capogruppo PS nel consiglio comunale di Lugano
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