
Da qualche tempo è molto vivace la discussione sulle opportunità e sui rischi dei 55'000 frontalieri assunti da imprese private e pubbliche in Ticino.
Ci si chiede, in particolare, se essi siano assunti per il loro minor costo o piuttosto per la carenza di offerta indigena, per la qualità della loro formazione e delle loro esperienze, o per la loro minor reticenza verso gli orari atipici (lavoro a turni, notturno, domenicale).
Ci si chiede pure se il ricorso ai frontalieri pregiudichi l’impiego di indigeni e, quindi, se sia corresponsabile di fenomeni quali la disoccupazione e il ricorso alle prestazioni assistenziali.
Poiché i dati disponibili sui frontalieri riguardano generalmente l’intero cantone, la situazione specifica di Lugano non è conosciuta.
Il Municipio di Lugano è sicuramente attento alle dinamiche del mercato del lavoro sul suo territorio. Auspichiamo quindi una cortese risposta del Municipio alle domande che seguono.
1. Quanti e quali sono i frontalieri occupati in Città, per settori e rami economici?
2. Quanti e quali sono i disoccupati e i beneficiari di prestazioni assistenziali a Lugano?
3. Ritiene il Municipio che vi sia un nesso fra l’ampio ricorso alla manodopera frontaliera e il livello di disoccupazione/esclusione a Lugano?
4. Il Comune stesso e le società da lui partecipate ricorrono a frontalieri, e in che misura? In particolare:
- Gli Istituti sociali comunali (case per anziani, Casa Primavera, asili nido)
- Le Scuole comunali (compresi i servizi parascolastici)
- L’Amministrazione e altri servizi comunali
- La SOTELL
- La TPL SA
- La Lugano Airport SA
- Le AIL
- Le AIL Servizi
- La Verzasca SA
5. Quali sono le ragioni prevalenti dell’eventuale occupazione di frontalieri negli ambiti pubblici e parapubblici indicati sopra?
6. Qual è lo statuto di questi eventuali frontalieri: personale “di ruolo”, “avventizi”, altri.
Martino Rossi, capogruppo PS
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