
La posizione del Gruppo PS si riassume in cinque punti, di cui terremo conto nell’esame della Mozione UDC 17.10.11 “Centro sociale: ripristiniamo la legalità, chiudiamo il Centro”. 1. Autogestione socio-culturale Sostiene Erasmo Pelli – con altri firmatari del Rapporto al Consiglio di Stato del Gruppo di studio “Centri socioculturali” – che: “la creazione di Centri socioculturali risponde a un bisogno reale: la sua realizzazione va perciò considerata positivamente, anche tenendo conto del difficile momento occupazionale e delle profonde mutazioni sociali a cui dobbiamo far fronte”. Si era nel maggio 1997. In un’intervista dello scorso 25 novembre, Daniele Finzi Pasca sostiene, a proposito del Centro sociale autogestito all’ex-Macello, che si tratta di “Un luogo dove poter lasciar “bollire” una creatività fresca e spontanea. Anzi direi che è fantastico che esistano posti del genere, senza troppe limitazioni, dove possano nascere nuove idee, nuovi stimoli e creare le condizioni da cui possano crescere e svilupparsi realtà inaspettate”. Ricordiamo che in tutte le maggiori Città svizzere esistono Centri socio-culturali autogestiti, alternativi e antagonisti alla cultura commerciale e ufficiale, e al pensiero dominante in ambito politico, e tuttavia sostenuti finanziariamente dall’ente pubblico: dalla Rote Fabrik di Zurigo, all’Usine di Ginevra, dalla Reithalle di Berna alla Coupole di Bienne, per citarne solo alcuni. Sarebbe quindi opportuno che il Municipio chiedesse ai suoi servizi e/o a un mandatario esterno (Supsi?) di valutare l’esperienza dell’autogestione a Lugano, nelle sue dimensioni sociali e culturali, e non solo per alcune infrazioni a norme legali. 2. Legalità. Va da sé che la legge deve essere rispettata da tutti, anche dal CSOA e dai suoi frequentatori, e che è la Magistratura, e non il Consiglio comunale, a doversi occupare delle sanzioni conseguenti alle infrazioni. Ma scagli la prima pietra chi non ha peccati. Il CSOA è ben lontano dall’avere accumulato 250 denunce penali come qualcuno che sta dentro il Municipio. Ma, tuttavia, nessuno chiede che il Municipio venga chiuso… Conviviamo purtroppo con molte illegalità diffuse a tutti i livelli. Esempi: - infrazioni alle regole della circolazione sulle strade pubbliche: i reati vengono puniti, le strade rimangono però aperte e vi circolano anche gli autori dei reati; - Violenza negli stadi: talvolta gli autori sono puniti, gli stadi non vengono chiusi. - Traffici illeciti e violenze nelle discoteche: le discoteche rimangono aperte. - Violazione delle norme edilizie: vengono sanzionate, ma raramente i cantieri vengono chiusi. Se, dunque, qualche Illegalità minore è compiuta da membri dell’autogestione, a questi sarà applicata la legge, che è uguale per tutti: ma non per questo ha senso chiudere il CSOA. 3. I patti stipulati e non rispettati La Convenzione stipulata nel dicembre 2002 fra Consiglio di Stato, Comune di Lugano e Centro Sociale Autogestito il Molino (CSOA) non ha una data di scadenza esplicita, ma solo implicita. Scadrà quando sarà stata trovata un’altra soluzione. Infatti, il suo Art. 1 dice che il Municipio di Lugano si impegna a dare in utilizzo gli spazi assegnati al CSOA dentro l’ex-Macello “in attesa che venga trovato uno spazio adeguato e definitivo per le attività sociali, culturali e politiche d’autogestione proposte dall’assemblea del Molino”. L’Art. 4 recita che “Le parti si impegnano a sottoscrivere alla scadenza della presente convenzione una nuova convenzione per la sede definitiva o per una sede provvisoria in attesa di quella definitiva”. L’Art. 5 indica che il Gruppo di lavoro (Consiglio di Stato, Municipio di Lugano e rappresentanti dell’assemblea del Molino) “si impegna a presentare l’elenco delle proposte in merito alla sede definitiva del Centro Sociale Au
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