
Il dibattito attorno alla candidatura di Ignazio Cassis al Consiglio federale si sta intensificando, almeno per quanto riguarda il volume di parole spese a riguardo. Sui contenuti, ovvero sui problemi del Paese e del nostro Cantone, invece la discussione si sta dimostrando ben poca cosa. Vediamo qualche dato innanzitutto.
Settembre 2016. Il DSS annuncia l’aumento più consistente dei premi di casse malati degli ultimi anni in Ticino per l’anno 2017 (+4-5%).
Maggio 2017. L’Ufficio cantonale del sostegno sociale e inserimento presenta i dati aggiornati relativi al numero di persone a beneficio dell’assistenza sociale: +6% (+468 persone) per un totale di 8’255 persone che vivono in unità di riferimento.
Maggio 2017. L’Ufficio federale di statistica pubblica i dati relativi al rischio di povertà per il periodo 2007-2015. Il Ticino presenta un tasso di rischio di povertà del 31.3% e un tasso di povertà del 17.3%; i più alti di tutta la Svizzera.
Nel secondo trimestre del 2017 il tasso di disoccupazione ILO in Ticino è del 6.8%: +2.4% rispetto alla media nazionale (4.4%).
Luglio 2017. Santésuisse (associazione degli assicuratori malattia) annuncia un aumento medio dei premi di cassa malati del 4-5% nel 2018.
Agosto 2017. Santésuisse minaccia un nuovo aumento dei premi di cassa malati per il 2019 in seguito all’adeguamento tariffario Tarmed da parte del Consiglio federale.
Agosto 2017. Secondo uno studio effettuato da “comparis.ch” il 40% delle famiglie residenti in Svizzera non potrà sopportare un nuovo aumento dei premi di casse malati.
Agosto 2017. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale respinge tutte le proposte volte all’obbligo di pubblicazione per esteso delle relazioni d’interesse dei parlamentari: nessun obbligo di menzionare gli importi superiori ai 12’000CHF percepiti dai deputati in seno a CdA o simili consessi; nessun obbligo di indicare se si tratti di mandati a titolo onorifico o retribuiti; nessun obbligo di indicare i viaggi effettuati su invito dei gruppi di interesse.
Agosto 2017. Il Tribunale federale respinge il ricorso delle associazioni padronali contro l’introduzione di un salario minimo orario di 20 franchi nel canton Neuchâtel.
Periodo 2008-2014. Secondo l’Ufficio cantonale di statistica i salari sono calati in 7 settori economiche su 17.
Periodo 2000-2015. Quasi triplicato l’aumento dei lavoratori interinali in Ticino. Si parla di circa 12’000 lavoratrici e lavoratori.
E l’elenco non finisce e non dovrebbe finire qui. Eppure, da quando Ignazio Cassis è ufficialmente il candidato ticinese alla successione di Didier Burkhalter, di questi problemi non si è parlato affatto. O se lo si è fatto, è stato solo in maniera marginale e poco approfondita. Purtroppo la maggioranza dei politici da un lato e gran parte dell’opinione pubblica dall’altro preferisce concentrarsi su altre questioni, in primis il doppio passaporto del candidato. Come se essere svizzero al 100% sia garanzia immediata di qualità e capacità politica. Nessuna reale domanda sui rapporti poco trasparenti con le casse malati, nessuna reale domanda su come affrontare i problemi del mondo del lavoro svizzero e soprattutto quello ticinese, nessuna reale domanda su quali misure adottare per ridurre l’inquinamento nel sud del Ticino, nessuna reale domanda sull’introduzione del salario minimo. Quando Cassis sostiene che un ticinese porterebbe "una sensibilità differente su tutti i temi" in seno al Governo (RTS), nessuno si interroga di che tipo di sensibilità stia parlando. Ma attenzione a porre troppe domande e soprattutto a fare le domande giuste: si corre il rischio che la gente si accorga di cosa e di chi è rappresentante Cassis e magari anche di quali siano le reali difficoltà che da anni affliggono il Ticino e in parte la Svizzera tutta.
Finché non si tornerà a parlare di salari, di salute, di trasparenza; finché non si porrà un limite allo sfruttamento nel mercato del lavoro, adottando strumenti per combattere abusi, soprusi e infiltrazioni mafiose; finché non ci si renderà conto che non basta essere ticinese (sulla carta) per essere un buon candidato al Consiglio federale, i problemi del nostro Cantone non spariranno, ma tenderanno anzi ad acuirsi sempre più. A favore di quei partiti (tra cui c’è chi detiene la maggioranza relativa in Consiglio di Stato) che preferiscono buttare fumo negli occhi della gente, parlando di passaporti e nazionalità invece di affrontare i veri problemi che mettono in difficoltà migliaia di ticinesi.
Martino Colombo, già candidato al consiglio comunale di Bellinzona (lista MPS-POP-Indipendenti)
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