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Marion Eimann - Stato di diritto e stato di necessità
Marion Eimann - Stato di diritto e stato di necessità
Marion Eimann - Stato di diritto e stato di necessità
Redazione
7 anni fa

Nel salotto di casa vostra trovate quindici ragazzi entrati forzando la porta di entrata che giocano a calcio sui divani, perché non condividono lo stile di vita o l’arredo che avete scelto. Qualcosa di simile è successo in una sede del Crédit Suisse a Losanna, quando un gruppo di attivisti ha occupato illegalmente l’edificio per … una partita a tennis. Obiettivo dell’insolita prestazione sportiva? Manifestare la propria contrarietà agli investimenti in energie fossili del colosso bancario elvetico.

Sono episodi che ci pongono un interrogativo di fondo: una motivazione ideale può giustificare un’azione illegale? Nel caso losannese, il giudice del primo grado di giudizio ha sorprendentemente ritenuto di sì, accogliendo l’argomentazione della difesa e riconoscendo il reato come giustificato dallo stato di necessità: l’emergenza climatica.

Ora, attivarsi per sensibilizzare le persone che possono incidere sul futuro climatico del pianeta è urgente, vero. Ma le conclusioni di questa sentenza mi allarmano tanto quanto lo scioglimento dei ghiacciai.

C’è innanzitutto una confusione tra la causa e l’individuo. In un processo penale, l’avvocato non difende il furto, la rapina o le molestie sessuali in sé, bensì le persone accusate di questi reati. Il magistrato giudica secondo i criteri stabiliti dal codice penale che si applica a tutti nello stesso modo, senza cedere alla tentazione di fare dalla sua sentenza un manifesto politico. Non si tratta di negare l’emergenza climatica, ma semmai di non autorizzare in nome di una causa azioni illegali che, soprattutto, non esercitano un effetto diretto sul risultato che si vorrebbe raggiungere. Una violazione di domicilio o i danni creati a privati risolvono la problematica ambientale? No, purtroppo no. Altrimenti, rischiamo di alimentare una logica molto pericolosa. Perché non assolvere chi distrugge la vostra macchina in nome della lotta al surriscaldamento globale? E in nome dell’emergenza previdenziale, perché non sentirsi legittimati a rubare il risparmio dei più anziani che godono delle rendite di vecchiaia più alte? E in nome di una supposta emergenza migratoria, perché non sentirsi autorizzati a portare manu militari oltre confini le persone non svizzere?

Queste potenziali derive concorrono a uno stato di necessità concreto e sempre più imminente: la messa in pericolo dello Stato di diritto liberale. Si tratta dell’unica forma di Stato che, ad oggi, si sforza ad assicurare la salvaguardia e il rispetto dei diritti delle libertà dell'uomo, insieme alla garanzia dello stato sociale. Certo, tutto è perfettibile ma rimane comunque il sistema che ci protegge contro la barbarie e gli attacchi alle garanzie fondamentali: la separazione dei poteri, la libertà d’espressione, la garanzia della proprietà o il diritto di voto.

Se vogliamo cambiare le cose – riscaldamento climatico compreso – dobbiamo esprimerci e votare, batterci per modifiche di legge, eleggere nuovi politici per nuove politiche, orientare lo sviluppo tecnologico, costruire una risposta collettiva a problemi comuni. Salvaguardare l’ambiente implica necessariamente rispettare anche il sistema che ci garantisce le libertà fondamentali; le stesse che servono proprio a lottare per una causa e per il nostro diritto individuale e collettivo di vivere sul pianeta, insieme.

Avv. Marion Eimann, Minusio

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