Cerca e trova immobili
Ospiti
Mario Fehr: Non penalizziamo i giovani disoccupati, ma formiamoli
Redazione
16 anni fa

La Società degli impiegati del commercio respinge lo smantellamento massiccio delle prestazioni dell’assicurazione disoccupazione. La durata del periodo di contribuzione necessario per poter fruire delle indennità giornaliere è aumentata considerevolmente, mentre il periodo di percezione dei contributi è stato in parte ridotto. I periodi di contribuzione più lunghi pongono ai disoccupati ostacoli troppo alti per ricostituire una protezione assicurativa stabile. Per gli studenti sorgono grandi vuoti assicurativi in quanto, dopo un periodo d’attesa di 6 mesi, hanno diritto a sole 90 indennità giornaliere. Ai giovani fra i 20 e i 30 anni l’economia e la società chiedono in ogni momento le qualifiche professionali e l’impegno personale massimo; improvvisamente, per tutti colo! ro che non hanno obblighi di mantenimento, varrà il criterio dell’obbligo di accettare ogni lavoro. A loro sono inoltre fondamentalmente ridotte le indennità giornaliere. Il messaggio ai giovani è chiaro: le qualifiche professionali acquisite contano poco. Il Parlamento si assume il rischio di far perdere rapidamente le competenze. In periodi economicamente difficili, ai disoccupati con meno di 30 anni ogni lavoro è plausibile. La giovane contabile, in disoccupazione a causa di una ristrutturazione, deve accettare il lavoro di cassiera in un centro commerciale e l’impiegato del commercio al dettaglio quello di manovale in un’impresa di costruzione. La giovane contabile non potrà acquisire le nuove competenze necessarie per esercitare la professione appresa. In tal modo, il giovane apprendista che termina il proprio tirocinio non potrà mai mettere piede nella propria professione. I giovani disoccupati non l’hanno meritato. Essi necessitano di investimenti nella formazione. Per esempio crediti di formazione affinchè possano mettersi in forma per svolgere la professione. Oppure un’estensione delle possibilità di fare pratica per migliorare la collocabilità. Lo strumento delle aziende e dei laboratori di pratica è un’ulteriore possibilità. Dobbiamo promuovere i giovani e i lavoratori anzicchè punirli. Ne guadagniamo tutti. La proposta è ingiusta, economicamente non sensata e dal profilo della politica dei giovani e della formazione completamente sbagliata. Mario Fehr, presidente SIC Svizzera, Consigliere Nazionale

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata