
Si comincia con le stazioni di servizio... ma poi non si sa dove si va a finire. Domani anche i centri commerciali. E poi magari gli uffici. E le banche. E alla fine addirittura le Amministrazioni dello Stato. Per evitare questa deriva, il Partito Socialista appoggia e sostiene il referendum contro il deterioramento delle condizioni di lavoro appena lanciato dai sindacati e da un’ampia coalizione comprendente il PSS, le Donne protestanti in Svizzera, la Società svizzera di medicina del lavoro, Giustizia e Pace. Il 14 dicembre il Parlamento ha deciso di deregolamentare gli orari di apertura dei negozi nelle stazioni di servizio. In sostanza, con questa decisione che ammorbidisce la Legge sul lavoro si legalizza la giornata lavorativa di 24 ore in questo delicato settore della distribuzione. Il risultato sarà una proliferazione selvaggia dei negozi che chiederanno e otterranno il permesso di aprire sempre. La pressione sulla liberalizzazione del commercio al dettaglio crescerà e inevitabilmente, dopo questo primo passo, altri ne seguiranno, andando a toccare altri settori. Come del resto dimostrano le diverse proposte già pendenti a livello federale. In tutto questo, le vere vittime saranno le lavoratrici e i lavoratori, già ora confrontati con salari bassi, precarietà e condizioni di lavoro al limite della legalità. Soprattutto le donne, che costituiscono il 70% della forza lavoro nella vendita, saranno colpite dal prolungamento degli orari di apertura. In un periodo di crisi e di alta disoccupazione, che potere contrattuale potranno mai avere di fronte alle pretese dei datori di lavoro? Per questo motivo il Partito Socialista sostiene il referendum contro il prolungamento dell'orario di lavoro, invitando i propri membri, i simpatizzanti e più in generale tutte le persone solidali con i più deboli a firmare e a far firmare i moduli per la raccolta delle firme, che possono essere scaricati (per il momento in francese) da Internet (http://bit.ly/firmelavoro24).
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

