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Marina Carobbio: La Svizzera ha bisogno di un salario minimo legale
Redazione
16 anni fa

Un salario minimo per un lavoro al 100% rappresenta un elemento centrale della giustizia sociale. Oggi ciò deve corrispondere almeno a un salario orario di 22 franchi , ossia a una retribuzione di circa 4000.- franchi al mese. Un salario minimo legale va introdotto alfine di proteggere i rediti bassi e come misura di lotta contro il dumping salariale. Un salario minimo accanto a un rafforzamento dei contratti collettivi di lavoro permette a tutti i lavoratori e le lavoratrici di approfittarne e non avvantaggia solo chi ha i salari più bassi. Su circa 400 000 persone con bassi redditi, circa 320 000 sono donne. Per questa ragione e proprio perché le donne sono ancora discriminate per quanto riguarda i salari, il salario minimo legale è un passo concreto verso l’uguaglianza salariale. E’incettabile che gli scarti salariali continuino ad aumentare e che all’estremità inferiore della scala salariale si ritrovino retribuzioni che costituiscono la causa principale della nuova povertà. «Working poors» che non arrivano a mantenere la loro famiglia, pur lavorando al 100%. E’ incettabile che ci siano ancora settori come quelli della ristorazione e delle imprese di pulizia che percepiscono ancora salari ben inferiori ai 3000.- franchi al mese. Come ticinesi purtroppo conosciamo numerosi ambiti dove i lavoratori e le lavoratrici sono malpagati. E’ il caso dell’industria orologiera, dove i dipendenti guadagnano solamente 2500.- franchi al mese , nonostante un accordo che prevede un aumento di 100.- franchi all’anno ogni anno a partire dai 2400.- franchi del 2008. Un’ indecenza ! Il PS s’impegna per una politica a favore di tutta la società piuttosto che favorire gli interessi di pochi privilegiati. Vogliamo una svizzera solidale: un salario minimo per un lavoro al 100% rappresenta un primo passo in questa direzione. Nell’ottobre scorso il congresso del partito socialista svizzero si è espresso senza ambiguità : vogliamo un buon salario minimo legale, indicizzato in base all’evoluzione dei costi della vita, che permetta di evitare il dumping salariale. Questo dispositivo permetterà anche di favorire la ridistribuzione della ricchezza e diminuire i rischi di speculazione. Il PS s’impegnerà con convinzione nella raccolta delle firme a favore di quest’iniziativa, plebiscitata dalla nostra base. Più sezioni, tra le quali il Ticino, ne avevano chiesto il lancio, deciso nel 2009 dopo un’ampia consultazione interna e confermato l’autunno scorso per la decisione formale del congresso. Marina Carobbio consigliera nazionale PS, vicepresidente del PSS

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