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Marco Tepoorten: "Fase rossa", le inesattezze di Attilio Bignasca
Redazione
16 anni fa

Per conoscere le problematiche legate al mondo del trasporto, bisogna conoscerne molto bene i particolari ed i dettagli tecnici e siccome questi sono quasi infiniti, colui che ne disdegna la conoscenza trae sempre conclusioni superficiali ed imperfette. E’ il caso dell’articolo apparso sul Mattino della domenica, scritto dal capogruppo della Lega dei Ticinesi, Attilio Bignasca, nel quale si mettono in dubbio le affermazioni del Presidente dell’Astag, Waldo Bernasconi, nonché la mia serena ma decisa presa di posizione inerente la risoluzione del Gran Consiglio di applicare la “fase rossa” a sud del Ponte Diga di Melide. Partendo dal presupposto che in un Paese libero e democratico il cittadino ha la facoltà di poter affermare le proprie idee, le proprie convinzioni e se del caso esprimere il proprio dissenso, soprattutto se fatte con cognizione di causa, desidero mettere a conoscenza dei nostri politici, ma soprattutto dei cittadini, le conseguenze di una simile decisione, evitando di ribattere ad alcune imperfezioni stilistiche da parte del capogruppo della Lega dei Ticinesi e senza preoccuparmi di cercare simpatie politiche con affermazioni di pura convenienza politica o di propaganda elettorale. Agli inizi del 2002, quale misura di accompagnamento al dosaggio degli automezzi pesanti, è stato introdotto un sistema di regolamentazione del traffico alle frontiere, meglio noto con il nome di "fase rossa": questa prevede che nei casi di superamento delle capacità sugli assi del San Gottardo e del San Bernardino, si possa convogliare temporaneamente il traffico pesante dalle frontiere verso percorsi alternativi. Ora, applicare la stessa misura introducendo la “fase rossa” per contenere i disagi sulla A2, a sud del ponte diga di Melide, in assenza di percorsi alternativi, causerebbe la sosta forzata dei Tir in una zona non meglio precisata a nord del dosso di Taverne (?) per gli automezzi in direzione sud e nel territorio italiano per gli automezzi in direzione nord. Nello specifico il blocco in direzione nord, dalle 06.30 alle 09.00 dal valico di Brogeda fino allo svincolo di Lugano nord, bloccherà in territorio italiano un numero considerevole di automezzi, tra cui inevitabilmente anche quelli destinati allo sdoganamento e rispettivamente alle riconsegne nel nostro territorio, causando forti ritardi e danni economici all’imprese sia ticinesi sia di quelle site oltre il Gottardo. Sarà pertanto alquanto logico prevedere che molte aziende di trasporto, come pure quelle che trasportano in proprio la merce, cerchino temporaneamente percorsi alternativi per la merce da sdoganare destinata al mercato svizzero e soprattutto ticinese, quali ad esempio la dogana di Ponte Tresa, predisposta unicamente per gli sdoganamenti e quindi non toccata dalla misura “fase rossa”, andando ad aumentare ulteriormente un asse già notevolmente sollecitato dal traffico veicolare. Potremmo osare dire “Ponte Tresa – Agno, a rischio Black Out?”. Sull’altro versante il blocco in direzione sud, imposto dalle 17.00 alle 20.00 da nord del dosso di Taverne ai valichi commerciali, causerebbe un forte afflusso concentrato di automezzi ai valichi di frontiera, condizionando fortemente la fattibilità di poter far fronte alle formalità doganali di transito. Rimango molto perplesso leggendo dal domenicale che “gli sdoganamenti continuano ininterrottamente fino alle 22:00 e chi resta bloccato a nord del dosso di Taverne potrà raggiungere il confine senza code, recuperando il tempo perso grazie ad uno sdoganamento più rapido”. Attualmente gli orari di sdoganamento all’esportazione vengono espletati ininterrottamente dalle 07:30 alle 18:30, mentre unicamente ai transiti è permesso il passaggio fino alle ore 22:00, e non è necessario dimostrare che questi non vengono svolti in nessun caso velocemente, la storia insegna. La frase di chiusura dell’articolo poi (cit. “Se poi le misure richieste dal Gran Consiglio renderanno un po’ meno attrattivo il tran

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