
Aprirle suggerendo, criticando, magari provocando ma sempre con spirito co- struttivo; aprirle condividendo i linguaggi e contribuendo a far crescere un territorio attraverso le sue espressioni. Il Locarno Festival, che della cultura svizzera è una delle massime manifestazioni in termini di popolarità, impegno e indotto, respira, vive e cresce grazie a un’indispensabile attività di relazioni. E non parlo solo di relazioni economiche, benché fondamentali, bensì di relazioni culturali, ovvero dell’essenza stessa del Locarno Festival.
Relazioni che per il Festival significano innanzitutto responsabilità, condizione inderogabile per far crescere l’intero territorio e il suo tessuto culturale. Rappresentare la cultura svizzera facendo brillare il nostro schermo di Piazza Grande accende il nostro ruolo. Ma il primo passo, imprescindibile, è vivere con e per il Ticino. Le collaborazioni del Locarno Festival con le altre realtà culturali della nostra regione abbracciano l’intero arco creativo nostrano, sia in termini di discipline, sia in termini di lungimiranza. Un ruolo, il nostro, voluto sia dal Governo sia dal Gran Consiglio nei recenti dibattiti. Sappiamo cosa il Cantone si aspetta da noi.
Ricordiamo allora che il Locarno Festival è anche architettura ticinese; si pensi a tal proposito allo schermo di Piazza Grande di Livio Vacchini, emblema stesso del Festival, e alle sue altre diverse strutture, tra le quali una delle più belle e significative sale cinema, l’odierno GranRex così come l’utilissimo Palacinema o ancora le strutture complementari di Michele Arnaboldi.
Il Locarno Festival è dialogo costante con le altre realtà cinematografiche, come l’annuale appuntamento per i giovani a “Castellinaria” di Bellinzona o il festival la cui attività abbraccia l’uomo tout-court, il “Festival dei Diritti Umani” o i seguitissimi e apprezzati cine-clubs. Senza dimenticare i rapporti costanti con la Ticino Film Commission. Dal festival sono nati impor- tanti spin-off come “L’immagine e la parola”, che ogni anno analizza il loro rapporto specifico e in continua evoluzione o come gli “Eventi letterari al Monte Verità” di Ascona, che hanno contribuito a rifare del Monte Verità un centro di irradiazione culturale di importanza europea e che sono una realtà che a sua volta collabora con altri festival letterari come ”Babel”, “Chiasso letteraria” o “Poestate”.
E chissà che non si riesca – a breve – a completare la “Primavera Locarnese” culturale con un progetto che possa coinvolgere direttamente editori e librai. La nostra rete, solida di trame tessute da oltre settant’anni, è dunque legame con altre discipline, come racconta ad esempio l’amicizia con “l’Orchestra Svizzera Italiana” o il festival del Jazz di Ascona. Siamo attentissimi alle realtà che sviluppa il territorio, una fra tutte il neonato ma già forte, anche in termini di contenuti, LAC di Lugano, diretto da personalità di notorietà internazionale.
Essere cultura, ticinese e svizzera, è inoltre capacità di proporsi insieme a chi della cultura oltre ad essere attore è anche megafono, come la RSI o altre importanti realtà mediatiche ticinesi ma anche le associazioni turistiche a livello cantonale e regionale così come gli enti di sviluppo regionale. E significa poi essere palcoscenico per le espressioni del domani; essere dunque veicolo per quelle realtà come la dinamica e riconosciuta Università della Svizzera Italiana, la Supsi, indi-spensabile tassello in campo formativo ticinese, o il CISA. Realtà vive e forti che della cultura sono il volto più rilevante: l’istruzione.
Questo è il grande teatro in cui deve muoversi il Locarno Festival. Un grande teatro in cui non esistono le quinte del Sopra o Sotto-Ceneri, dove i linguaggi dialogano tra loro, le forze collaborano e le voci si fanno unica voce. Una voce che racconta di reciproco rispetto, di dialogo e di costruttiva collaborazione nell’interesse di quella che fra non poco sarà veramente, grazie anche proprio alla rete culturale, la Città-Cantone Ticino.
Marco SolariPresidente Locarno Festival (da Opinione Liberale)
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