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Marco Romano: Una maggioranza retrograda!
Redazione
16 anni fa

La maggioranza del Gran Consiglio ticinese ha nuovamente respinto la proposta di concedere la facoltà ai cittadini di votare per corrispondenza anche in occasione delle elezioni. Se il voto per posta sarà anche in futuro impossibile per i ticinesi, tale pratica è consolidata e non crea problemi nel resto della Svizzera. Interessante (e preoccupante) è segnalare come oggi il Ticino sia rimasto l’unico Cantone in Svizzera a non consentire il voto per corrispondenza nell’ambito delle elezioni. Come è possibile? In occasione di votazioni questa possibilità è concessa da qualche anno e utilizzata da oltre il 65% degli elettori. Dopo il voto per posta per le votazioni, non siamo “maturi” a sufficienza anche per eleggere con questa modalità? Mentre in Ticino la maggioranza dei deputati al Gran Consiglio e la sinistra in maniera retrograda e in totale mancanza di fiducia nei confronti dell’elettore hanno respinto l’evoluzione storica e tecnica della partecipazione alla vita politica, in molti Cantoni si discute e si sperimenta già il voto elettronico tramite web o sms. La classe politica ticinese eccelle nuovamente per dinamismo e capacità di rispondere alle necessità della nostra società! La maggioranza del Gran Consiglio ritiene i cittadini ticinesi incapaci di esprimere le proprie preferenze in modo libero, autonomo e indipendente, seguendo le proprie convinzioni. Si ha paura di condizionamenti o di fantasmi di altri tempi? O forse si preferisce l’odierno sistema per motivi subdoli e di “controllo”? E’ disarmante la volontà dei contrari al voto per corrispondenza di mettere sotto tutela gli elettori, di non credere nel loro senso di responsabilità e autonomia di pensiero. Se la preoccupazione dei contrari fosse “nobile”, e cioè che i cittadini non si recassero più al seggio facendo perdere all’elezione il significato istituzionale e civico, basta analizzare la situazione degli altri Cantoni per comprendere come questo fenomeno è molto limitato. I cittadini, malgrado la possibilità di trasmettere per posta la scheda compilata, continuano a recarsi al seggio. Ma non vi è dubbio, i motivi che hanno spinto il Parlamento a respingere la proposta non sono questi e tutt’altro che gratificanti per l’elettorato ticinese. I fantasmi del passato e la sfiducia sono ancora troppo forti e presenti nelle convinzioni della maggioranza granconsiglieri! Il Ticino si conferma un Cantone politicamente immobile, poco propenso all’innovazione e dispiace che la proposta – formulata dai deputati più giovani – non sia stata sfruttata per dare un taglio con questo approccio ottocentesco. Il PPD riprenderà certamente il tema. Marco Romano, Segretario cantonale PPD

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