
L’associazionismo comunale ticinese è a un bivio e necessita al più presto di nuovi impulsi, di una nuova impostazione capace di creare un’azione efficace maggiormente orientata alla soluzione delle divergenze tra interessi del Cantone e interessi dei Comuni. Lugano ha lasciato l’Acuti, seguito a ruota da altri importanti Comuni tra cui Mendrisio e questo martedì anche Chiasso. L’Acuti, l’associazione dei Comuni urbani ticinesi si trova oggi privata di elementi centrali e – causa l’evidente difficoltà a trovare posizioni condivise e rappresentative di tutte le realtà – fatica a presentare una posizione unitaria e consolidata dei Comuni propri aderenti. Tutto ciò si aggiunge a una realtà già frammentata, con due associazioni che riuniscono i Comuni : oltre all’ACUTi, non va dimenticata la CoReTi, l’Associazione dei Comuni e Regioni di montagna ticinesi. La seconda, seppur più strutturata nel proprio agire e maggiormente concertata nelle proprie posizioni, non riesce a porsi come valida alternativa ai Comuni fuorusciti dall’ACUTI. Il risultato: un’evidente difficoltà per gli Enti locali di presentarsi in modo efficace e unitario (per quanto possibile) nei confronti dell’Autorità cantonale. Le relazioni fra Cantone e Comuni sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Tanto migliore è il dialogo e la condivisione dei progetti che coinvolgono i due livelli istituzionali, tanto maggiore sarà la possibilità di realizzarli. I principi su cui fondare queste importanti relazioni devono essere la cooperazione e il partenariato, il dialogo costruttivo sulle riforme che interessano i due livelli. Tutto questo senza dimenticare che alla base dell’operato vi sono comunque gli interessi generali del cittadino e della comunità intera. E’ dunque fondamentale rivedere l’attuale impostazione aprendo un dibattito che porti a una nuova organizzazione e impostazione dei rapporti sia fra i Comuni, sia tra Cantone e Comuni. Malgrado le difficoltà nel creare una convergenza tra le posizioni dei Comuni a causa dell’eterogeneità sia degli interessi sia dei problemi, è necessario creare un modus operandi che permetta di ideare, sviluppare e realizzare progetti condivisi. Un tavolo di dialogo e confronto (a volte necessario) per varare riforme che toccano sia il Cantone che i Comuni, in occasioni dove a volte gli interessi specifici sono a priori in contrasto. Nell’estate del 2008 è stato lanciato il progetto “Piattaforma di dialogo Cantone Comuni” quale nuovo elemento per valorizzare i Comuni nel quadro istituzionale cantonale coinvolgendoli direttamente e attivamente nelle riforme cantonali che li interessano (LPI, temi finanziari, Polizia, legislazione ambientale, ecc.). La Piattaforma è oggi un gremio consultivo che lavora, giustamente lontano dai troppo invadenti riflettori dei media, alla ricerca di positivi scambi di informazioni e di posizioni condivise tra Cantone e Comuni su progetti e riforme in corso. Alla luce delle difficoltà attuali dell’associazionismo, e assodata la necessità di trovare una via di uscita a questa empasse, vale la pena riflettere sulla possibilità di rafforzare il ruolo della “Piattaforma di dialogo” rendendola parte attiva dello sviluppo dei progetti che necessitano di una cooperazione strategica e operativa di Cantone e Comuni. Le riforme istituzionali (sicurezza e socialità per fare solo due esempi) nei prossimi anni dovranno essere numerose e solo costruendo un sistema efficace di dialogo e partenariato si eviteranno prolungati “stop” causati da interessi contrastanti. Sarà necessario coinvolgere i principali amministratori e tecnici comunali, tenere in debita considerazione le differenti realtà degli Enti locali presenti nel Cantone (città-periferia) e avere una visione globale delle riforme e dei problemi. A beneficiarne sarà l’intero Ticino che al più presto necessita di una regolamentazione dei rapporti Comuni-Cantone, che dovranno fondarsi maggiormente sul partenariato, abbandonando il crescente contrasto. Per raggiungere qu
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

