
Siamo poco oltre la metà di gennaio e il clima politico è già burrascoso. Brutto segnale in vista del 10 aprile. La cronaca politica (se di politica si può parlare) degli scorsi dieci giorni è contraddistinta da una discussione strumentale, inopportuna e offensiva attorno e contro l’Azienda elettrica ticinese. A metterci del suo, oltre ai soliti urlatori di questo nostro Cantone, anche la consigliera di Stato Laura Sadis che, pur essendo a capo del Dipartimento direttamente responsabile della politica energetica, non ha trovato di meglio da fare che gettare fango a destra e a manca acuendo ancora di più le tensioni. Non è di questi referenti politici che necessita AET: un’azienda finanziariamente solida, che approvvigiona il Ticino di energia a prezzi estremamente concorrenziali. AET offre lavoro a numerosi ticinesi, versa introiti nelle casse del Cantone e rappresenta un vero e proprio elemento di sviluppo considerata l’importanza futura dell’energia elettrica. A sovrapporsi, nel marasma attuale, sono più vicende. Talune di fondamentale importanza e oggettivamente da discutere, altre legate a vicende del passato che oggi hanno solo una valenza di giochi di potere e faide tra “pochi personaggi” di questo Cantone. Purtroppo a prevalere sono soprattutto queste, che nulla portano al presente, ma che al contrario destabilizzano totalmente l’opinione pubblica. È fondamentale garantire ad AET un quadro politico chiaro e costruttivo. Obiettivo è rifornire i ticinesi dell’energia necessaria nei prossimi anni. Un’energia di qualità, al prezzo migliore possibile. È un dato di fatto, i consumi crescono e non tendono ad arrestarsi. Tutti chiediamo e usiamo energia in ogni secondo della giornata. Ma nessuno vuole impianti di produzione vicino a casa o energia proveniente da fonti tradizionali. Accanto a ciò, riecheggia ad ogni angolo l’illusione verde, tanto accattivante quanto irreale (per lo meno a breve termine), di poter contare esclusivamente sul rinnovabile e sul risparmio energetico. Di questo passo le bollette per il consumo di elettricità cresceranno in tutte le case, la nostra dipendenza dall’estero nell’approvvigionamento aumenterà a dismisura e dovremo importare energia di bassa qualità a prezzi che assolutamente non possiamo controllare a nostro vantaggio. Scenario estremo, ma non molto lontano, se il quadro generale resterà quello attuale. Sapendo che la burrasca non si placherà e le discussioni inutili resteranno, oso sperare (senza crederci molto) che il vero nodo di attualità, l’iniziativa popolare dei Verdi contro la partecipazione di AET alla centrale a carbone di Lünen, possa avere un esito a vantaggio del Ticino. Uscire dal progetto costerà milioni e senza Lünen a breve termine al Ticino mancherà energia di qualità. Sarà necessario acquistarla altrove a prezzi chiaramente più alti. Sono scelte. Ma il cittadino deve essere consapevole che la probabile votazione popolare sarà strumentale e gli argomenti veri lasceranno spazio alla politica degli slogan e delle illusioni. È dunque positivo sapere che il PPD nella discussione in corso, sta invitando le altre forze politiche responsabili a valutare un controprogetto all’iniziativa i cui contenuti sono sostanzialmente una conferma del divieto di acquisire partecipazioni in centrali a carbone togliendo però la disposizione transitoria che prevede l'obbligo di cedere la partecipazione di Lünen entro il 2015. Con questa soluzione, ragionevole e pragmatica, si rispetta la volontà di fondo degli iniziativisti, ma nel contempo si evita di dover cedere la partecipazione già acquisita con conseguente perdita di milioni e problemi di approvvigionamento nei prossimi anni. I soldi non gettati al vento per uscire da questo progetto, tanto demonizzato quanto fondamentale per il Ticino, il PPD propone di destinarli ad aumentare il credito in favore del risanamento energetico di edifici e in favore di progetti legati alle energie rinnovabili. La volontà è quella di uscire dall’empasse indenni. L’obiettivo del PPD è fare l’interesse del
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