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Marco Pellegrini - L’apertura delle scuole servirà più al virus che agli allievi
Marco Pellegrini - L’apertura delle scuole servirà più al virus che agli allievi
Marco Pellegrini - L’apertura delle scuole servirà più al virus che agli allievi
Redazione
6 anni fa

Di questi tempi più che mai, come ci insegnano gli esperti, aprire le finestre è buona cosa. Perché, garantendo la ventilazione dei locali, si evitano eventuali concentrazioni di coronavirus. Ma anche poiché – in senso metaforico – il Ticino ha finora dimostrato di necessitare, e di meritarsela, una finestra che gli permetta di rispondere all’emergenza legata alla diffusione della COVID-19 in modo particolare, seguendo le proprie esigenze, dovute alla vicinanza con le regioni italiane in cui si sono sviluppati diversi focolai. Bene, dunque, che Bellinzona non litighi con Berna, senza però accodarsi a talune decisioni con lo spirito servile del “moretto della Madonna del Sasso”.

Seguendo lo stesso ragionamento – da ex municipale di Locarno – ho applaudito la decisione degli Esecutivi delle Città del Verbano e del Ceresio, che prima ancora delle scelte federali e cantonali avevano deciso di chiudere le scuole comunali. Infatti, i bambini, ce lo dicono sempre gli esperti, pur contraendo la malattia in modo lieve, o addirittura asintomatico, loro malgrado sono in generale grandi propagatori di virus. E quello che sta flagellando l’intero pianeta non sembra fare eccezione. Sempre chi in campo epidemiologico ne sa di certo molto più del sottoscritto, oggi spiega inoltre che la misura si è rivelata tra le più efficaci nel rallentare la propagazione del SARS-CoV-2.

Mal si comprende, dunque, la fretta della Confederazione che l’11 maggio intende far riaprire le scuole dell’obbligo. Mancherebbe poco più di un mese alla fine dell’anno scolastico. Dal punto di vista didattico credo che non cambierebbe molto, riprendere o meno. Certo bisognerà tenerne conto a settembre, cercando di recuperare ciò che non è stato possibile apprendere con le lezioni a distanza. Ma dobbiamo metterci il cuore in pace: questo è un periodo particolare, che rimarrà nei libri di storia, e dobbiamo dunque prendere decisioni altrettanto particolari. Non possiamo credere di poter continuare come nulla fosse. Abbiamo forse vinto la prima battaglia, ma di certo non ancora la guerra.

Mentre un prematuro ritorno tra i banchi potrebbe generare una nuova accelerazione nella diffusione del virus, in un contesto in cui – verosimilmente – già la riapertura di diverse attività lavorative porterà a un aumento dei casi. Non sto dicendo che non bisogna far ripartire l’economia. Prendendo tutte le misure necessarie (distanziamento sociale, mascherine, pulizia delle superfici di contatto, ecc.) ritengo che l’allentamento delle misure restrittive in questo campo sia utile e necessario. Ma proprio le misure appena citate saranno difficili da far rispettare ai ragazzi, perché parlando di scuole dell’obbligo dobbiamo pensare non solo agli allievi delle Medie, ma anche ai bambini dell’asilo e delle Elementari. Per dirla tutta anche su un’eventuale riapertura delle scuole post obbligatorie nutro seri dubbi, sebbene qui i ragazzi siano di certo più maturi e per questo – si spera – maggiormente responsabili e capaci di rispettare le nuove regole di convivenza.

Quindi voglio lanciare un appello chiaro e forte, affinché il coraggio dimostrato dalla Città di Locarno e Lugano possa ripetersi. Spero già a livello cantonale, con il Consiglio di Stato che chieda alla Confederazione una nuova finestra in cui agire secondo le proprie necessità. O altrimenti gli stessi Esecutivi comunali spero possano dimostrare ancora più coraggio, ripetendo quanto fatto circa un mese fa con una saggezza e una lungimiranza, che Berna e Bellinzona fino a quel momento non avevano dimostrato appieno.Marco Pellegrini - già municipale di Locarno

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