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Marco Passalia - Residenze secondarie: un boccone amaro
Redazione
13 anni fa

A quasi due anni dalla votazione sulle residenze secondarie l’argomento non ha cessato di far discutere. Le conseguenze dell’iniziativa Weber, accettata dal popolo svizzero (ma non dai ticinesi) con il 50,6%, stanno cominciando a mostrare i vari effetti negativi temuti per la nostra economia, ma forse - senza illuderci troppo - riusciremo a compensare questo colpo con un qualche beneficio per il settore alberghiero, storicamente radicato nel nostro cantone.

Ricordo innanzitutto che l'iniziativa limita al 20% le residenze secondarie in tutti i Comuni della Confederazione e che, dopo una sentenza del Tribunale Federale, questa percentuale è applicabile fin dalla sua votazione, ovvero l’11 marzo del 2012. Quindi, oltre a frenare i futuri sviluppi edificatori del nostro territorio sono anche cadute tutte quelle domande di costruzione in sospeso che erano state inoltrate nei mesi successivi alla decisione popolare senza aver ottenuto la licenza entro il 31 dicembre e che speravano nello statu quo almeno per il 2012 garantendo riserve di lavoro a breve e a medio termine.

Ebbene, oggi l’iniziativa “contro la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie" ha tessuto ormai la sua ragnatela e ci si chiede quando cominceranno a rimanere impigliate le prime prede. Eliminando il contesto metaforico, è chiaro, come lo dimostrano anche le recenti analisi volute dal Consiglio federale, che il testo weberiano sia per lo più un sostegno negativo allo sviluppo economico del nostro Paese.

Secondo alcune cassandre, i primi segnali preoccupanti arriveranno proprio verso la fine del 2014 dal settore dall'edilizia e affini con inevitabili contraccolpi sull’occupazione, soprattutto nelle zone periferiche dove il settore delle costruzioni gioca un ruolo importante sia come datore di lavoro sia come contribuente. A questo proposito mi auguro che lo studio del noto istituto BAK di Basilea del febbraio 2013 sia solamente un interessante esercizio teorico lontano dai fatti, altrimenti c'è davvero di che preoccuparsi. Secondo lo studio summenzionato, nel 2015 - anno in cui l’iniziativa Weber avrà i suoi maggiori effetti negativi – si prevede un calo di circa 8'600 impieghi nell’arco alpino (12'000 nello scenario peggiore). Di questi, circa la metà dei posti di lavoro toccherebbe il settore edile. Certo, si potrebbero ancora ridimensionare gli effetti negativi sull’occupazione pensando ai lavoratori frontalieri che non verrebbero riassorbiti. Il risultato però non cambierebbe nella sostanza visto che vi sarebbe in ogni caso una riduzione dell’indotto creato e distribuito.

Inutile dire che dopo una campagna degli iniziativisti concentrata su immagini e argomenti inneggianti la paura di una cementificazione del territorio, il mondo politico farà molta fatica a trovare dei rimedi validi e forti per evitare l'implosione di varie regioni dell’arco alpino. D'altra parte, non dimentichiamoci che le conseguenze reali di questa proposta non sono mai state seriamente affrontate dagli iniziativisti sottovalutando in particolare gli effetti nefasti per quelle zone periferiche già di per sé considerate deboli. A questo punto attendiamo con avidità le disposizioni esecutive del Consiglio federale frutto di un’intensa procedura di consultazione – a cui ha partecipato attivamente anche il nostro cantone - auspicando un’applicazione sensata e pragmatica che miri ad arginare gli effetti nefasti per alcuni cantoni come il nostro.

In questo contesto, esprimendomi da locarnese da sempre abituato ad ospitare ed a convivere con i cugini confederati, sono seriamente preoccupato per le conseguenze dell'iniziativa Weber, ma spero vivamente che in qualche modo riusciremo per lo meno a cogliere delle opportunità soprattutto nel settore alberghiero. Una fetta importante del Ticino vive per lo più di turismo e le case secondarie di vacanza ricoprono una parte di indotto molto importante. Anche in questo caso l’effetto domino negativo dell’iniziativa comincerà con l’allontanamento dei turisti più fedeli, creando poi contraccolpi su tutti gli altri settori economici: dall'edilizia, all'artigianato passando per il commercio, ai cantieri nautici, alla ristorazione, eccetera. Sarà quindi importante saper cogliere celermente le nuove opportunità per il settore alberghiero - augurandomi che siano reali e concrete – pur ricordando che nel breve e medio termine le attuali strutture ricettive non saranno in grado di soddisfare tutta la domanda di alloggi da parte dei turisti.

Sebbene il boccone amaro non sia stato ancora digerito da molti (me compreso), ancora una volta non possiamo che confidare nella capacità e nella velocità di adattamento del settore privato sempre propenso a cogliere opportunità nuove a fronte di regole del gioco mutate. A buon intenditor, poche parole.

Marco Passalia

Deputato PPD+GG in Gran Consiglio

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