
Quale alternativa al San Gottardo? La discussione sul tunnel autostradale del San Gottardo e sugli inevitabili lavori integrali di risanamento per più di 900 giorni è tornata di grande attualità in questi ultimi giorni. Infatti, il Consiglio federale ha recentemente sottoposto al Parlamento per approvazione il nuovo articolo nella legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina (LTS) che prevede la realizzazione di un secondo tunnel con successivo risanamento della canna esistente senza aumento delle capacità. Detto in altre parole, una volta conclusi i lavori per il risanamento integrale, in ogni galleria, potrà essere aperta al traffico soltanto una corsia per senso di marcia, mentre l'altra fungerà da corsia di emergenza (per la polizia, l’ambulanza o i pompieri). Tale limitazione sarà dunque fissata sia nella Costituzione federale che nella legge summenzionata. Quindi, solo la maggioranza del popolo e dei cantoni potranno cambiare – tramite votazione popolare – questa condizione. Gli argomenti a sostegno di questa nuova opera di risanamento sono semplici, chiari e condivisibili: la sicurezza degli utenti, l'affidabilità e la disponibilità del collegamento nonché la funzionalità di quest’importante tratta stradale. In fondo, il Ticino non chiede nulla di più se non garantire quanto esiste attualmente migliorandone la sicurezza nel pieno rispetto della coesione nazionale. Altrimenti il rischio sarebbe quello di vedere il Ticino isolato con conseguenze nefaste per i posti di lavoro e tutta l’economia cantonale. Basti solo pensare ad alcuni settori come quello del turismo, del commercio o dell’industria. Detto ciò, posso capire che di principio la difficoltà di molti scettici è legata alle promesse fatte e auspicate con l'avvento di Alptransit, considerando soprattutto i miliardi di franchi investiti in quest’opera. A questo punto è però fondamentale chiarire le posizioni: tutti i sostenitori del tunnel di risanamento supportano la politica di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia attraverso le Alpi ed attraverso la Svizzera. Il traffico su gomma e quello su rotaia sono complementari e non in concorrenza: solo chi ha uno sguardo miope non è in grado di vedere la necessità di diversificare le modalità di trasporto nel rispetto dell’ambiente e delle attività economiche. Tuttavia, un conto è dire che vogliamo credere nelle nuove infrastrutture ferroviarie, un altro è affermare che durante la chiusura del tunnel autostradale del San Gottardo sarà possibile trasferire i veicoli leggeri e i veicoli pesanti su rotaia. A questo punto, mi pare molto importante mettere in evidenza l’articolo apparso lunedì 16.09.2013 sul Corriere del Ticino e firmato dall’ingegnere Giuliano Montanaro, esperto in pianificazione ferroviaria già attivo in numerosi importanti progetti di pianificazione ferroviaria a livello europeo. L’articolista, dopo aver spiegato il suo convinto sostegno all’Iniziativa delle Alpi, sostiene che per il trasbordo dei veicoli leggeri e pesanti durante il risanamento del San Gottardo “una soluzione su rotaia veramente efficace, finanziariamente ragionevole e tecnicamente fattibile purtroppo non esiste”. Ciò viene giustificato sulla base di uno studio tecnico eseguito un anno fa e la motivazione è veramente semplice da intuire: infatti, l’ingegner Montanaro afferma che “il traffico già pianificato nel tunnel di base del Gottardo rende praticamente impossibile l'inserimento dei treni navetta necessari al trasbordo dei camion previsti in futuro. E la creazione di un servizio per veicoli leggeri tra Airolo e Göschenen, a prima vista semplice, si rivela in realtà un vero rompicapo. L’integrazione dei terminali è molto più complessa (e dunque più costosa) di quanto immaginato oggi, non solo a livello ferroviario ma anche stradale. Inoltre molti dimenticano gli enormi costi necessari per assicurare l’esercizio di questi due servizi, che sarebbero altamente deficitari. A tutt’oggi, nessuno studio ha ancora dimostrato in maniera c
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