
In questi giorni molti ticinesi hanno potuto vedere alla televisione uno spot pubblicitario contenente un messaggio molto chiaro: nutriamo il nostro territorio, lavoriamo con imprese locali.
Il mondo economico più vicino all’edilizia e all’artigianato (SSIC, Cc-Ti e UAE) congiuntamente all’Associazione Interprofessionale di controllo (AIC) – che raggruppa 19 Commissioni Paritetiche Cantonali – si sono mobilitati per sensibilizzare l’opinione pubblica. A questo punto, le domande sorgono spontanee: il fenomeno dei padroncini è veramente così preoccupante? Oppure si tratta di puro protezionismo? Ma non è che in Ticino ci sono problemi più importanti?
Per capire l’estensione del fenomeno dei padroncini e distaccati, mi pare interessante riportare le cifre recentemente pronunciate da Vittorino Anastasia, segretario dell’AIC: “nel 2013 sono state 194'562 le giornate di lavoro notificate e prestate in Ticino da lavoratori distaccati e indipendenti. Questo corrisponde a circa 1'000 posti di lavoro a tempo pieno, rispettivamente a circa 180 milioni di franchi di cifra d’affari, pari al 7% del volume d’affari dell’intero settore”. Il nocciolo del problema – che è anche ciò che ha spinto l’economia a mobilitarsi – è il mancato rispetto delle regole del gioco e quindi gli abusi quotidiani riscontrati dalle autorità di vigilanza. In quest’ottica, la concorrenza sleale è semplice da spiegare ed anche in questo caso riprendo le parole di Anastasia: “come si spiega che una ditta italiana che, se rispetta l’accordo sulla libera circolazione delle persone, ha un costo per un suo dipendente di Fr./h 66.- riesce a far concorrenza a una ditta svizzera che per un suo dipendente ha un costo di Fr./h 49.50? Si spiega con il fatto che la ditta italiana continua a pagare il suo dipendente come se lavorasse in Italia, con un costo quindi di Fr./h 33.-!” Detto in altre parole, troppi prestatori di servizio esteri abusano della libera circolazione aggirando i controlli attraverso una contabilità doppia oppure barando sulle ore prestate con il risultato che il salario realmente versato ai lavoratori distaccati non rispetta i livelli dei contratti collettivi di lavoro svizzeri.
Se si aggiunge la questione dell’IVA discriminatoria, il mancato pagamento degli oneri sociali e altri problemi come il periodo di garanzia delle opere eseguite, non possiamo far finta di niente sostenendo che in fondo in Ticino ci sono preoccupazioni più gravi e prioritarie.
Ci tengo a sottolineare che con questo spot - che ha suscitato polemiche poco fondate ed esagerate soprattutto fuori dai nostri confini - il mondo economico intende semplicemente sensibilizzare la popolazione, pur sostenendo il principio sacrosanto della libera concorrenza, che può essere definita tale, solo se non è schiava degli abusi. D’altro canto, sono convinto che sostenere gli artigiani locali non vuol dire chiudersi a riccio nella nostra economia, ma significa lavorare con quei professionisti esteri le cui competenze e prestazioni mancano in Ticino. Non vuol nemmeno dire fare una valutazione delle opere da eseguire solo sulla base del prezzo, ma considerando anche vari fattori qualitativi.
Guardando da un altro punto di vista, fare riferimento ad artigiani locali si traduce nel mantenimento di posti di lavoro garantendo al contempo una diversificazione delle scelte professionali e delle opportunità lavorative. Allo stesso tempo significa garantire competenze specifiche e stimolarne l’accrescimento grazie agli sforzi formativi promossi dalle associazioni di categoria. Da ultimo, ma non meno importante, non solo gli artigiani contribuiscono al gettito fiscale e al finanziamento delle assicurazioni sociali, ma garantiscono anche posti di lavoro e indotto alle zone periferiche in cui le professioni artigianali e dell’edilizia sono più diffuse.
Concludo ricordando che alle condizioni summenzionate non c’è nulla di paradossale nell’affermare la libera concorrenza chiedendo al contempo di appoggiarsi ad aziende locali. Per esperienza personale ritengo che ci siano molti margini di manovra per mettere innanzitutto in concorrenza gli artigiani a livello cantonale, intercantonale e federale. Questo atteggiamento non mi pare contrario alla concorrenza che tutti noi vogliamo che sia libera e leale; è invece sleale fare riferimento ad operatori esteri che non rispettano le regole del mercato del lavoro. Se le regole sono rispettate, non vedo problemi, semmai si tratta solo di una questione di opportunità. Infatti, ricorrere sistematicamente a prestatori di servizi esteri ha effetti molto negativi nel medio e lungo termine sui posti di apprendistato, di lavoro, sulla trasmissione delle competenze ma anche sul gettito fiscale e sugli oneri sociali. Detto in altre parole, ogni goccia che cade lontano, rende il nostro prato meno verde.
Marco Passalia, Vice Direttore Cc-Ti e deputato PPD+GG al Gran Consiglio
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