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Marco Passalia - Lavoro serio e coordinato per ottenere risultati a Berna
Redazione
12 anni fa

Le recenti dichiarazioni della Consigliera federale Widmer Schlumpf a proposito della discriminazione in ambito IVA degli artigiani indigeni hanno trovato la soddisfazione del mondo economico ticinese e sicuramente anche di molti concittadini. C’è anche un po’ di rammarico per il tempo perso - quasi tre anni dalla nostra segnalazione - se consideriamo che in un primo momento il problema è stato sì riconosciuto dal Consiglio federale, ma non è stato ritenuto necessario agire per una mera questione di costi amministrativi.

Già nel 2011, la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti) ha posto l’attenzione su questa distorsione di mercato che permette tutt’ora l’esenzione dal pagamento dell’IVA - a determinate condizioni - da parte delle aziende estere rispetto agli artigiani locali (imposta sull’acquisto non imponibile per lavori inferiori ai 10’000 franchi). Da subito il problema è stato affrontato con approfondimenti tecnici - eseguiti in prima persona - ma anche politicamente attraverso un’interrogazione all’attenzione del Consiglio di Stato denominata “Artigiani locali penalizzati dall’IVA rispetto alla concorrenza estera” (firmata dal sottoscritto e dal collega Rinaldo Gobbi). La tematica è stata poi ripresa e portata avanti a livello federale con perseveranza e convinzione da Ignazio Cassis. Evitando tecnicismi e dettagli superflui per i non addetti ai lavori, a contare è il risultato utile che il Ticino ed i cantoni di confine hanno portato a casa vedendosi riconoscere ufficialmente dal Consiglio federale l’esistenza di una forma di concorrenza sleale nei confronti degli artigiani svizzeri.

Sul risultato avremo tempo di parlare sia perché i dettagli non sono ancora noti (a parte l’assoggettamento all’IVA anche alle imprese estere con un fatturato pari ad almeno 100'000 franchi all’anno su scala mondiale), ma anche perché l’iter legislativo ha i suoi tempi tecnici. Mi sembra invece importante sottolineare quali sono stati i mezzi che hanno condotto a questo risultato. Innanzitutto, un lavoro serio, impegnato e motivato portato avanti con fermezza da numerosi attori (Cc-Ti, associazioni di categoria, autorità cantonale e federale nonché mondo politico). In secondo luogo, un buon gioco di squadra tra gli attori appena menzionati per rispondere concretamente ad un problema puntuale sul mercato del lavoro transfrontaliero.

Oltre al risultato in ambito IVA, potrei farvi l’esempio dell’esclusione della Svizzera dalla black list sugli appalti, dell’obbligo di notifica sin dal primo giorno di attività nel settore dei giardinieri oppure della nuova prassi relativa all’autorizzazione doganale per il passaggio alle frontiere con veicoli di proprietà dell'impresa. Si tratta di fatti concreti in cui al posto di inviare lamentele all’indirizzo di Berna, abbiamo fornito argomenti validi e sostanziali ottenendo risultati utili ma anche tanta credibilità. Quindi, per concludere ritengo che sia giusto rivendicare delle regole equilibrate alzando talvolta anche un po’ i toni, ma è poco lungimirante e per nulla pagante muoversi in maniera scoordinata e caotica senza formulare proposte costruttive.

Marco Passalia

Vice Direttore, Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti) e deputato PPD+GG in Gran Consiglio

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