
È di strettissima attualità la problematica dei lavoratori distaccati e dei cosiddetti padroncini. Proprio negli scorsi giorni il DFE ha voluto inasprire le multe di coloro che non rispettano le regole e, precedentemente, come gruppo PPD+GG, abbiamo presentato alcuni atti parlamentari alfine di proporre soluzioni concrete contro questo fenomeno sempre più presente nel nostro cantone. È bene però evitare di intervenire a sproposito creando maggiore confusione perché altrimenti ci mettiamo a sparare alla cieca senza trovare delle vere soluzioni. Oggi è più che mai importante cercare di risolvere una situazione distorta agendo nel rispetto delle regole. Insomma, un modo pragmatico per ottenere un risultato efficace nell’interesse dei residenti e di chi crea occupazione, competenze e benessere a beneficio del sistema socio-economico del nostro cantone. Nelle discussioni attorno a questo tema ritengo che sia importante fissare alcuni paletti: chiarire di cosa stiamo parlando, capire come distribuire le responsabilità e quindi stabilire in che modo agire con efficacia ed in tempi brevi. Innanzitutto occorre fare chiarezza tra il concetto del frontalierato e quello dei padroncini e distaccati. A mischiare le carte in tavola in maniera confusa si mostra, tra le altre cose, di avere una scarsa conoscenza di come funziona la macchina economica ticinese. Infatti è importante ricordare che l’economia produttiva-industriale cantonale senza frontalieri rischierebbe di andare a rotoli, mentre il cantone Ticino potrebbe andare avanti anche senza le oltre 20'000 notifiche da parte artigiani esteri. Parlando di queste tematiche i problemi che preoccupano la cittadinanza e la politica sono dunque altri. Sul fronte del frontalierato c’è una forte pressione sul mercato del lavoro non più solo nel settore secondario, ma anche in altri ambiti tradizionalmente occupati dai ticinesi. Questo fenomeno va studiato e monitorato per capire quali rischi ed opportunità si stanno realizzando e per attuare delle misure a medio e a lungo termine in favore di un’occupazione altamente qualificata e ben remunerata nel pieno rispetto della tradizione svizzera di formare personale competente e motivato. Sull’altro fronte, ovvero quello dei padroncini e dei distaccati, occorre invece ragionare chiaramente sul motivo per cui in pochi anni il cantone Ticino ha visto crescere la presenza di artigiani esteri e quindi identificare le misure correttive. Ed è questo in fondo il tema principale di discussione che ha riempito paginate di articoli nelle ultime settimane e che tocca il cittadino residente sia quale persona fisica che quale persona giuridica. A proposito della crescita sproporzionata delle notifiche dall’estero per eseguire prestazioni di servizio in Ticino, le misure da prendere non vanno improvvisate, non possono nemmeno essere troppo fantasiose e vanno certamente concertate con gli attori presenti sul terreno (associazioni di categoria, associazione interprofessionale di controllo, sindacati, ecc.). In questo contesto vi sono degli spazi di manovra, ma dobbiamo ricordarci che gli svizzeri hanno deciso di rapportarsi con l’Unione Europea (UE) seguendo la via bilaterale. Quindi, piaccia oppure no, ci sono delle regole da rispettare. In altre parole, se vogliamo essere concreti ed efficaci, all’interno di questo quadro normativo dobbiamo fare delle proposte per punire chi non rispetta le regole del gioco e per correggere delle situazioni legislative distorte. Già un paio di anni fa assieme al collega Rinaldo Gobbi avevo evidenziato il problema dell’esenzione dall’IVA per chi dall’estero esegue prestazioni di servizio in Ticino senza importare materiale e il cui valore è al di sotto di 10'000.- CHF. Inoltre, di recente in seno al gruppo PPD+GG in Gran Consiglio – nel pieno rispetto del libero mercato - ho chiesto un aumento dei controlli per arginare gli abusi crescenti - quasi la metà delle aziende
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