
Il fenomeno dei lavoratori distaccati o “padroncini” è al centro dell’attenzione politica e mediatica del nostro Cantone. Le statistiche dimostrano come negli ultimi tempi si sia verificato un netto aumento dei prestatori di servizio notificati e, soprattutto negli ultimi due anni, l’evoluzione è stata considerevole. Le stime per la fine del 2013 indicano che saranno più di 35'000 i padroncini e/o distaccati sul nostro territorio.
Sono numerosi gli attori attivi sulla problematica, sia a livello cantonale come ad esempio le associazioni economiche, il Consiglio di Stato, l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC), ecc., sia a livello federale con l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), l’amministrazione federale delle Dogane (AFD), la Deputazione federale alle Camere, ecc. Nel mondo del lavoro vengono coinvolte diverse entità, dalle associazioni economiche e di categoria ai sindacati, dall’AFC fino alle aziende ticinesi. Ed il problema principale che risiede alla base della gestione della problematica dei lavoratori distaccati è la mancanza di coordinamento tra le varie entità. Senza una linea comune risulta difficile proporre soluzioni efficaci ed efficienti in tempi brevi.
Negli ultimi anni sono state formulate numerose proposte - non da ultimo ci riferiamo alle misure preparate dal gruppo interdipartimentale a livello cantonale - che potrebbero essere attuabili con tempistiche diverse, su livelli amministrativi differenti, ma che in ogni caso necessitano di coordinazione. Citiamo a titolo d’esempio la creazione di una lista delle aziende estere che hanno commesso infrazioni o l’eliminazione delle notifiche online.
Già nel 2011, in seno alla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) avevo rilevato ed approfondito la questione dell’IVA penalizzante per gli artigiani locali rispetto ai lavoratori distaccati esteri (imposta sull’acquisto non imponibili per lavori inferiori ai 10'000 franchi), inviando al Consiglio di Stato l’interrogazione, ancora tutt’oggi inevasa, “Artigiani locali penalizzati dall’IVA rispetto alla concorrenza estera”. La tematica era poi stata ripresa e portata avanti a livello federale da Ignazio Cassis e Lorenzo Quadri. Rispondendo ai vari atti parlamentari dei deputati ticinesi, il Consiglio federale ha ammesso ufficialmente l’esistenza di una forma di concorrenza sleale nei confronti degli artigiani svizzeri.
Riprendendo lo studio recentemente presentato dalla Cc-Ti – su cui ho lavorato in prima persona - ed inviato all’attenzione del Consiglio di Stato, della Deputazione federale a Berna e dell’autorità federale, ritorno sulla problematica proponendo di orientare la soluzione dell’IVA discriminatoria verso l’adozione della rappresentanza fiscale per chiunque operi sul territorio nazionale elvetico. Con questa formula - in linea con le normative comunitarie e rispettosa dell’accordo bilaterale sulla libera circolazione - si riuscirebbe a colmare il vuoto legislativo concernente l’IVA discriminatoria dal momento che anche gli operatori esteri dovranno essere identificati fiscalmente attraverso una rappresentanza.
In pratica, con la rappresentanza fiscale svizzera, il prestatore di servizi estero, prima del passaggio alla dogana svizzera, deve provvedere all’iscrizione come contribuente, dotandosi di un rappresentante fiscale svizzero, con responsabilità solidale sul territorio elvetico. Al momento della notifica online, sarà comunicato il numero IVA così che il prestatore risulterà rilevato.
Fino ad un fatturato annuale su scala mondiale di 100'000 franchi, l’iscrizione come contribuente IVA verrà “messa in stand-by”, evitando così un trattamento discriminatorio tra operatori indigeni ed esteri. In caso di inottemperanza della comunicazione dei dati e se del caso in assenza della corresponsione del dovuto IVA al rappresentante fiscale, questi ne farà comunicazione sia all’Amministrazione federale delle contribuzione (AFC) che all’Amministrazione federale delle Dogane (AFD). L’AFD potrebbe agire ed effettuare i dovuti controlli o provvedere in dogana all’occasione alla riscossione forzata dell’IVA dovuta.
Per concludere la soluzione di adottare una rappresentanza fiscale, renderebbe il processo per certi versi più burocratico – delegando determinati processi amministrativi alle nostre fiduciarie - ma più rispettoso dell’equità tra prestatori esteri e indigeni nonché garante delle riscossione delle imposte dovute allo Stato. Questa proposta di modifica però dovrà essere accompagnata da un miglior coordinamento e scambio di informazioni tra tutti gli attori in gioco a livello federale e cantonale in modo da garantire il funzionamento del sistema, dei controlli e delle relative misure punitive.
Marco Passalia, deputato PPD+GG in Gran Consiglio
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