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Marco Passalia - I motivi a sostegno dell'amnistia fiscale
Redazione
13 anni fa

I motivi a sostegno dell’amnistia fiscale

Il Gran Consi­glio ha recente­mente adottato un’amnistia fisca­le cantonale poli­ticamente vinco­lata ad un fondo atto a favorire l’occupazione. Tralascerò gli aspetti tributari più tecnici e non mi addentrerò nem­meno in disquisizioni di carattere giu­ridico, ma voglio sottolineare che, seb­bene la formula proposta non sia la migliore, la posizione del Parlamento cantonale è stata coraggiosa, attenta alla questione morale e tempestiva­mente azzeccata. A maggior ragione considerando che si è assistito ad un’alleanza inedita tra i partiti (esclu­si i socialisti).

Parlando di amnistia fiscale ci si scon­tra inevitabilmente con la questione etica – importantissima e centrale ­della disparità di trattamento tra chi ha sempre pagato le imposte e chi, non dichiarandole, si troverebbe ad avere un vantaggio evidente legato a questa forma di sanatoria. All’interno del gruppo PPD+GG abbiamo discus­so a lungo sul tema arrivando a con­dividere una posizione che poggia su quattro elementi fondamentali: il con­dono fiscale deve essere una misura straordinaria e quindi non ripetitiva; non deve essere gratuito per chi ne beneficia; deve essere messo in atto in un momento di difficoltà economica; va vincolato ad un fondo atto a promuovere e rilanciare l’occupazione.

Il primo elemento è agevolmente dato visto che l’ultima amnistia (generale) risale al 1969 e quindi abbraccia due o addirittura tre generazioni, ma allo stesso tempo è una misura limitata nel tempo (riguarda gli anni 2014 e 2015). La credibilità statale e l’attrat­tiva della misura sarebbe dunque da­ta sulla carta.

Il secondo elemento riguarda la cosid­detta tassa d’amnistia (corrispondente al 30% delle aliquote) che ha lo scopo di contribuire – assieme agli altri ele­menti – a giustificare la questione mo­rale della disparità di trattamento sottolineando che finalmente gli eva­sori pagheranno le imposte. L’alterna­tiva – mi rivolgo a chi si oppone a questa misura – è quella di lasciare lo statu quo, ovvero fondi neri mai di­chiarati al fisco. Cosa è peggio? Per rispondere alla domanda, un po’ di buon senso e di pragmatismo non guastano constatando che con questa misura, dopo un primo aumento del gettito, quanto dichiarato sarà final­mente alla luce del sole e rientrerà in seguito nella tassazione ordinaria. Una misura a costo zero per lo Stato che porterebbe più gettito fiscale (nell’immediato e negli anni a segui­re), più trasparenza sulla reale situa­zione finanziaria dei contribuenti tici­nesi e quindi meno sussidi cantonali ingiustificati.

Il terzo elemento che contribuisce a giustificare questa sanatoria è la si­tuazione economico-finanziaria diffi­cile per cui ci porta a parlare di ra­gion di Stato: da una parte, le finanze del Cantone Ticino in grave affanno, dall’altra, il settore finanziario in fase di ristrutturazione, pensando in manie­ra disordinata le pressioni internazio­nali in ambito fiscale e sul segreto bancario, la Weissgeldstrategie, le nor­mative GAFI e così via. Si tratta dun­que di un momento particolarmente delicato della nostra economia in cui reimmettere in circolo capitali prece­dentemente non dichiarati potrebbe dare un po’ di sostegno a tutta l’eco­nomia interna con particolare atten­zione al settore terziario (penso in particolare alle banche e alle fiducia­rie), ma anche al settore immobiliare e quindi all’edilizia nonché agli inve­stimenti produttivi nelle piccole e me­die imprese. Insomma, si tratta di una misura che darebbe sollievo a centina­ia di posti di lavoro a rischio. Non è la panacea di tutti i mali, ma è un con­tributo importante in un momento storico eccezionale.

Il quarto elemento, essenziale per con­vincere i più scettici, è l’istituzione di un fondo cantonale per favorire l’oc­cupazione in modo da intervenire su quanto già si fa in maniera ancor più incisiva. È evidente a tutti che l’occu­pazione è un tema fondamentale a cui la politica ticinese deve dare una risposta forte e chiara evitando misu­re ridondanti e poco efficaci. D’altra parte, l’esito delle recenti votazioni fe­derali ha ribadito ancora una vol­ta che la prima preoccupazione dei ticinesi è proprio il lavoro.

Prima di concludere vorrei sottolinea­re che questa forma di condono non favorisce una particolare categoria di contribuente, come facilmente rileva­bile nelle passate esperienze ticinesi dell’amnistia sul capitale di risparmio e di quella per gli eredi. I fatti dimo­strano che contrariamente a quanto si dice non è vero che le categorie di contribuenti interessate da un even­tuale condono fiscale sono solo quelle il cui reddito e il cui patrimonio è particolarmente elevato: l’amnistia si estende anche a risparmi di piccoli e medi contribuenti. E, tra l’altro, vorrei ricordare che nemmeno la sinistra è esente dalla propensione ad avere fondi neri e mai dichiarati al fisco.

Marco Passalia, deputato PPD+GG al Gran Consiglio

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