
I motivi a sostegno dell’amnistia fiscale
Il Gran Consiglio ha recentemente adottato un’amnistia fiscale cantonale politicamente vincolata ad un fondo atto a favorire l’occupazione. Tralascerò gli aspetti tributari più tecnici e non mi addentrerò nemmeno in disquisizioni di carattere giuridico, ma voglio sottolineare che, sebbene la formula proposta non sia la migliore, la posizione del Parlamento cantonale è stata coraggiosa, attenta alla questione morale e tempestivamente azzeccata. A maggior ragione considerando che si è assistito ad un’alleanza inedita tra i partiti (esclusi i socialisti).
Parlando di amnistia fiscale ci si scontra inevitabilmente con la questione etica – importantissima e centrale della disparità di trattamento tra chi ha sempre pagato le imposte e chi, non dichiarandole, si troverebbe ad avere un vantaggio evidente legato a questa forma di sanatoria. All’interno del gruppo PPD+GG abbiamo discusso a lungo sul tema arrivando a condividere una posizione che poggia su quattro elementi fondamentali: il condono fiscale deve essere una misura straordinaria e quindi non ripetitiva; non deve essere gratuito per chi ne beneficia; deve essere messo in atto in un momento di difficoltà economica; va vincolato ad un fondo atto a promuovere e rilanciare l’occupazione.
Il primo elemento è agevolmente dato visto che l’ultima amnistia (generale) risale al 1969 e quindi abbraccia due o addirittura tre generazioni, ma allo stesso tempo è una misura limitata nel tempo (riguarda gli anni 2014 e 2015). La credibilità statale e l’attrattiva della misura sarebbe dunque data sulla carta.
Il secondo elemento riguarda la cosiddetta tassa d’amnistia (corrispondente al 30% delle aliquote) che ha lo scopo di contribuire – assieme agli altri elementi – a giustificare la questione morale della disparità di trattamento sottolineando che finalmente gli evasori pagheranno le imposte. L’alternativa – mi rivolgo a chi si oppone a questa misura – è quella di lasciare lo statu quo, ovvero fondi neri mai dichiarati al fisco. Cosa è peggio? Per rispondere alla domanda, un po’ di buon senso e di pragmatismo non guastano constatando che con questa misura, dopo un primo aumento del gettito, quanto dichiarato sarà finalmente alla luce del sole e rientrerà in seguito nella tassazione ordinaria. Una misura a costo zero per lo Stato che porterebbe più gettito fiscale (nell’immediato e negli anni a seguire), più trasparenza sulla reale situazione finanziaria dei contribuenti ticinesi e quindi meno sussidi cantonali ingiustificati.
Il terzo elemento che contribuisce a giustificare questa sanatoria è la situazione economico-finanziaria difficile per cui ci porta a parlare di ragion di Stato: da una parte, le finanze del Cantone Ticino in grave affanno, dall’altra, il settore finanziario in fase di ristrutturazione, pensando in maniera disordinata le pressioni internazionali in ambito fiscale e sul segreto bancario, la Weissgeldstrategie, le normative GAFI e così via. Si tratta dunque di un momento particolarmente delicato della nostra economia in cui reimmettere in circolo capitali precedentemente non dichiarati potrebbe dare un po’ di sostegno a tutta l’economia interna con particolare attenzione al settore terziario (penso in particolare alle banche e alle fiduciarie), ma anche al settore immobiliare e quindi all’edilizia nonché agli investimenti produttivi nelle piccole e medie imprese. Insomma, si tratta di una misura che darebbe sollievo a centinaia di posti di lavoro a rischio. Non è la panacea di tutti i mali, ma è un contributo importante in un momento storico eccezionale.
Il quarto elemento, essenziale per convincere i più scettici, è l’istituzione di un fondo cantonale per favorire l’occupazione in modo da intervenire su quanto già si fa in maniera ancor più incisiva. È evidente a tutti che l’occupazione è un tema fondamentale a cui la politica ticinese deve dare una risposta forte e chiara evitando misure ridondanti e poco efficaci. D’altra parte, l’esito delle recenti votazioni federali ha ribadito ancora una volta che la prima preoccupazione dei ticinesi è proprio il lavoro.
Prima di concludere vorrei sottolineare che questa forma di condono non favorisce una particolare categoria di contribuente, come facilmente rilevabile nelle passate esperienze ticinesi dell’amnistia sul capitale di risparmio e di quella per gli eredi. I fatti dimostrano che contrariamente a quanto si dice non è vero che le categorie di contribuenti interessate da un eventuale condono fiscale sono solo quelle il cui reddito e il cui patrimonio è particolarmente elevato: l’amnistia si estende anche a risparmi di piccoli e medi contribuenti. E, tra l’altro, vorrei ricordare che nemmeno la sinistra è esente dalla propensione ad avere fondi neri e mai dichiarati al fisco.
Marco Passalia, deputato PPD+GG al Gran Consiglio
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