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Marco Passalia - Attenzione agli autogol sul campo dei globalisti
Redazione
13 anni fa

Negli ultimi tempi si è parlato a più riprese della figura del “globalista” tanto a livello ticinese, nell’ambito della ricerca di nuove entrate per le casse cantonali, quanto a livello nazionale, nelle discussioni sulla stralcio di questa imposizione forfettaria. Un tema complesso, spesso ideologico e troppe volte strumentalizzato, che a mio parere richiede il tradizionale pragmatismo elvetico e non un approccio di pancia autolesionista. Come premessa, diamo un’occhiata all’attualità ricordando innanzitutto che sull'argomento è pendente un'iniziativa per l’abolizione dell’imposizione forfettaira, lanciata a livello federale dalla sinistra e su cui saremo presto chiamati a votare. In secondo luogo, è opportuno evidenziare che negli ultimi anni, cinque Cantoni hanno deciso di abolire i forfait fiscali per gli stranieri: Zurigo nel 2009, Sciaffusa nel 2011, Appenzello Esterno, Basilea Città e Basilea Campagna nel 2012. San Gallo, Turgovia, Lucerna e Berna hanno invece inasprito le condizioni per ottenere questo tipo di imposizione. Passando dai fatti ai concetti, è importante chiarire che questa forma di imposizione fiscale secondo il dispendio, detta anche “globale”, si rivolge a tutti gli stranieri – in maniera limitata e a determinate condizioni anche agli svizzeri - che decidono di stabilirsi in Svizzera, senza però esercitarvi un’attività lucrativa. Imposizione non iniqua, ma speciale perché altrimenti sarebbe veramente difficile se non impossibile tassare delle fattispecie complesse riguardanti persone che hanno interessi un po’ ovunque nel mondo. Non iniqua anche perché ad esempio i redditi di uno sportivo o di un’artista generati al di fuori della Svizzera sono comunque soggetti ad un prelevamento alla fonte nel paese d’origine. Quindi, sommando l’imposta applicata in Svizzera e quella estera alla fonte si arriverebbe comunque ad un’imposizione attorno al 35%. Riguardo all'abolizione dell'imposizione forfettaria, si è recentemente espressa anche la Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF) che ha sottolineato come la soppressione della globale equivarrebbe a “ignorarne i benefici” e costituirebbe un attacco al federalismo. Inutile dire che mi ritrovo pienamente in queste parole poiché eliminare lo statuto di “globalista” sarebbe un autogol strepitoso in un momento di difficoltà e di indebolimento della nostra piazza finanziaria. Infatti, si trascura con troppa facilità il peso fiscale e l’indotto creato dagli stranieri agiati che decidono di stabilirsi in Svizzera. Da una parte, è importante sottolineare che gli incassi dell’imposta sul dispendio da parte del nostro erario nazionale si aggirano attorno ai 700 milioni di franchi (di cui circa 30 milioni in favore delle casse del Cantone Ticino e 20 dei Comuni), con poco più di 5’600 contribuenti (di cui 877 in Ticino). Dall’altra parte, è fondamentale mettere in risalto che i globalisti non pesano solo in ambito fiscale. È infatti molto rilevante l’indotto creato da queste persone portando benessere e posti di lavoro. Pensiamo solamente alle loro spese dirette in Svizzera, quali possono essere ad esempio la costruzione di una villa, l’acquisto di beni di prima necessità e di lusso (automobili, vestiti, gioielli, ecc.), la frequentazione di locali pubblici, gli investimenti nell’arte, e così via… senza contare le relazioni con le banche, le fiduciarie, le assicurazioni e vari altri consulenti. In assenza di queste persone facoltose, molte attività summenzionate subirebbero gravi contraccolpi portando anche ad una riduzione dell’occupazione. E non dimentichiamoci neppure che i globalisti contribuiscono anche al finanziamento dell’AVS. Con la soppressione di questa forma particolare di imposizione saremmo quindi perdenti su tutta la linea. Abolendola, non vi sarebbero certo maggiori entrate fiscali, visto che molti contribuenti stranieri nel medio-lungo termine al di sopra di una certa soglia minima sarebbero meno propensi a soggiornare nel nostro Paese

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