
Ci stiamo avvicinando al 19 maggio, giorno in cui conosceremo le sorti dell’iniziativa “Giù le mani dalle officine”. Se l’iniziativa è stata portata al giudizio popolare é perché gli iniziativisti hanno ritenuto insufficiente, a giusta ragione, ciò che FFS e politica hanno prodotto da quando le Maestranze sono state tagliate fuori dai giochi che contano.
Il progetto “Nuovo stabilimento” di Castione è stato presentato da tutti i partiti di Governo come un’occasione da non perdere, ma alla prova dei fatti qualcosa effettivamente non quadra, poiché troppi sono stati i mal di pancia e i denti stretti. D’altra parte non poteva che essere così, poiché l’intero progetto è sempre stato sostenuto senza alcuno spirito critico, cercando di condizionare l’opinione pubblica con vere e proprie “verità alternative”.
Innanzitutto, ci si può chiedere perché le FFS hanno concepito una “sceneggiatura” come quella del volantino “Visioni e apparizioni in Ticino” pubblicato a fine 2016 (http://media.tio.ch/files/domains/tio.ch/docs/4bka/6hqe.pdf), se le ragioni per uno spostamento sono di natura tecnica. Perché cercare di convincere l’opinione pubblica con stratagemmi del genere, se il progetto è valido e soprattutto se deve essere realizzato proprio per ragioni tecniche inderogabili?
In secondo luogo, colpiscono gli artifici comunicativi nei quali indugia chi avversa l’iniziativa “Giù le mani” per sdoganare il nuovo progetto di Castione. Perché far credere che sono le FFS a sostenere il costo di 360 milioni, facendo sembrare che le FFS fanno uno sforzo a nostro favore? Che forse non si sappia che le FFS non ci metteranno nemmeno un franco e che addirittura riusciranno a trarre un utile da questo “affare” spremendo la terra come un limone? Che forse non si sappia che si è svenduto alle FFS la pianificazione del comparto Officine, sulla quale le ex-regie di fatto hanno diritto di veto, oltre ad aver ceduto completamente il potere contrattuale sulla pianificazione del lavoro alle Officine?
In terzo luogo vi sono le verità alternative propinateci dalla Lega per sostenere il progetto fortemente voluto dal suo Ministro Zali. È stupefacente osservare come fino ad un certo momento il CEO Meyer quasi settimanalmente fosse dipinto dal Mattino della domenica quale balivo ed ora invece si lasci credere che ciò che propone sia cosa buona e giusta. Vedere un Ministro leghista, per dipiù nel ruolo di Presidente del Governo cantonale, che non proferisce parola quando il CEO FFS letteralmente ricatta il Canton Ticino (tutti ricordiamo Meyer e Zali insieme a corollario dell’ultimo Festival del Film di Locarno), fa certamente una certa impressione. Vedere poi la Lega attaccare i Verdi perché, a suo dire, rei di spalancare le porte all’immigrazione (leggasi ancora ultimo Mattino), quando è proprio lei stessa a sostenere la speculazione edilizia delle FFS sul sedime delle Officine (senza dimenticare che il movimento di Via Monte Boglia si era anche schierato contro la limitazione delle zone edificabili!), fa molto pensare sulla sua coerenza politica. Forse la Lega pensa che le 3000-4000 persone necessarie per riempire gli appartamenti che l’immobiliare FFS ci impone a Bellinzona, provengano dal Ticino?
Si potrebbe continuare ancora a lungo nell’elenco delle “verità alternative”, ma già quelle descritte dovrebbero bastare per riflettere bene. Perché mai propinare a cittadine e cittadini tante manipolazioni e incoerenze, se questo progetto è veramente così valido? La risposta è ovvia. Tutto ciò serve a manipolare la realtà per farla apparire come non è. Gli ideologi della libera impresa tacciano da comunista l’iniziativa “Giù le mani”, salvo poi nascondere quanto questa presunta libertà d’impresa delle FFS sia in realtà completamente finanziata dalla mano pubblica (cash o indici di sfruttamento che siano) senza però averne alcun controllo politico. La classica privatizzazione dei guadagni e la “pubblicizzazione” dei costi. Vogliamo continuare con questo tipo di politica economica?
Marco Noi, I Verdi del Ticino
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