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Marco Noi - Che politica economica desideriamo?
Marco Noi - Che politica economica desideriamo?
Marco Noi - Che politica economica desideriamo?
Redazione
7 anni fa

In Ticino vi è il desiderio di posizionare la propria economia nel range delle prestazioni dell’élite internazionale. L’assiduo parlare di “alto valore aggiunto”, “alta competitività”, “alta innovatività” e via dicendo ne sono un chiaro indicatore. L’economia però lamenta la mancanza di adeguati profili per soddisfare tali aspettative. Il Ticino sembra non essere una “cantera” sufficientemente grande dalla quale attingere le forze necessarie per la competitività anelata, quindi bisogna andare sul mercato estero. Oltre al saldo migratorio positivo, in calo peraltro negli ultimi anni, sono soprattutto i frontalieri (70'000) a nutrire la strategia economica espansionista del cantone, con però tutta una serie di conseguenze quali traffico, dumping di ogni genere, sfruttamento del territorio a danno dell’agricoltura e via dicendo.

È un gatto che si morde la coda. Più esasperiamo la competitività per attrarre aziende e capitali, come Governo e maggioranza del Gran Consiglio desiderano fare, più dovremo ricorrere a manodopera estera e nel contempo spremere le risorse interne, deprimendo i salari indigeni, tagliando le entrate dello Stato, offrendo i nostri terreni migliori e via dicendo. Cos’é il risultato di tutto ciò? La povertà ed il rischio povertà sono in continuo aumento poiché le risorse si stanno concentrando in sempre meno mani. La tenuta sociale che in certe parti del mondo è vicino a punti di rottura, anche in Ticino scricchiola, poiché i segnali non sono certo quelli di una rosea armonia.

All’interno di questa cornice socio-economica globalizzata, dove il denaro sale verso poche persone fisiche e giuridiche mentre la maggioranza di esse e le casse pubbliche debbono stringere sempre più la cinghia (ricordiamo che in Ticino il rischio povertà oltre ad essere regolarmente aumentato è anche decisamente più alto che nel resto della Svizzera), si pensa ora di rilanciare la dinamica economica concedendo ulteriori sgravi fiscali a chi già accentra risorse. Il tutto nella speranza che questo “credito” venga ripagato e remunerato con gli interessi per poi “sgocciolare”, termine del gergo economico veramente molto svalorizzante, verso il basso. Ogni persona di buon senso comprende che la strada tracciata dal Governo non ha niente di innovativo ed asseconda le “forzanti” (privatizzazione dei guadagni, socializzazione dei costi) che agiscono su questo sistema, nell’illusione che dal confronto degli egoismi individuali (l’ottimizzazione esclusiva), salti fuori dal cappello il proverbiale coniglio del “bene comune”!

La chiara percezione è che nessuno, a parte gli irriducibili fideisti, crede in questa favoletta. Se stiamo andando in questa direzione è perché la maggioranza teme che intraprendere un’altra strada ci faccia perdere la gara della competizione. La dinamica è esattamente quella della tossicodipendenza o del gioco d’azzardo. Ci si dice che non si può che somministrarsi quest’altra dose di sgravi fiscali, pena l’andare in astinenza, nell’illusoria promessa di una ricompensa che non arriverà mai. E allora via con un ulteriore puntata sul tavolo verde, nella cieca speranza che il banco ripaghi, quando tutti gli indicatori dicono che non sgocciola più niente dall’alto e che l’ascensore sociale si è rotto!

I Verdi non temono di farsi titolare da “tassaioli”, da “comunisti” o da “angurie”. I Verdi sollevano quesiti, perché non credono che l’esacerbazione della concorrenza, della competitività, ci porterà al bene comune, bensì solamente al bene di una piccola parte, da cui la maggioranza patologicamente dipenderà sempre più.

Con il referendum sulla riforma fiscale i Verdi si impegnano con gli altri promotori a dare la libertà di espressione e di scelta a cittadine e cittadini, per costruire assieme una reale autonomia economica e non una tossica-dipendenza.

Marco NoiGran Consigliere dei Verdi del Ticino

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