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Marco Ferretti - Salario minimo, evitiamo il disastro
Redazione
12 anni fa

L'iniziativa dei sindacati che vuole introdurre un salario minimo unico per tutti i settori e per tutte le regioni, è particolarmente catastrofica per quelle piccole e medie aziende, come la mia, che rappresentano lo zoccolo duro dell'economia svizzera. La Beca Ferretti Sa, che dirigo da trent'anni, è stata fondata nel 1877 ed è una delle 40 ditte attive nel campo della moda che ancora esistono nel canton Ticino e che danno lavoro a circa 4000 persone. L'azienda è sul mercato da ben 137 anni, e se questa iniziativa passasse, saremmo in gravissima difficoltà.

L'introduzione di un salario minimo unico sarebbe molto dannosa per il mio settore. Da un lato le piccole e medie imprese, per poter far quadrare i conti dovranno pretendere ancora di più dai propri dipendenti, oppure assumere personale a tempo determinato oppure ancora, nel peggiore dei casi, licenziare parte di quest'ultimo. Dall'altro lato, le aziende più grandi, per ovvi motivi legati ai costi di produzione, si vedranno costrette a valutare l'opzione della delocalizzazione.

In entrambi i casi si cancellerebbero preziosi posti di lavoro, andando a colpire sovente le persone che sul mercato del lavoro sono già più vulnerabili, perché spesso poco o per nulla qualificate.

Ed anche in caso di personale qualificato, con l'introduzione di un salario minimo, non potrebbe più esistere un settore manifatturiero del comparto moda in Ticino, e dunque le persone con queste qualifiche non troverebbero più lavoro, non essendoci più aziende del ramo in Ticino! Vogliamo veramente mettere in difficoltà le nostre ultime aziende rimaste nel settore della produzione nell'ambito della moda per un'imposizione dello Stato?

Con quest'iniziativa i sindacati sbagliano il tiro. Invece di adoperarsi affinché situazioni di abusi salariali vengano scoperte ed eliminate, promettono a tutti uno stipendio minimo mensile di 4000 franchi senza curarsi della sua effettiva possibile attuazione. Per poter continuare a garantire in futuro il benessere raggiunto in Svizzera bisognerebbe invece cercare di tutelare e sostenere le imprese oneste, che creano posti di lavoro e ricchezza, e prendere in considerazione anche altri aspetti del rapporto di lavoro, che i sostenitori dell'iniziativa sembrano volutamente omettere dai loro argomenti.

Nel mio piccolo, ho instaurato un rapporto duraturo di fiducia e di rispetto reciproco con le mie collaboratrici che lavorano con me da oltre 15 anni e che sono tutelate da un contratto collettivo di lavoro firmato nel 2011 con soddisfazione dalle due parti: i rappresentanti di categoria e i sindacati UNIA e OCST. Ed è proprio in virtù di questo legame pressoché famigliare che, come la maggior parte dei miei "colleghi", nel 2011 confrontato ad una storica svalutazione dell'euro, non ho adeguato i salari verso il basso, come permetteva il CCL!

Invece ho stretto i denti aspettando che la situazione migliorasse, cercando così di tutelare al meglio i miei dipendenti, cuore pulsante dell'azienda. Per questo mi rattrista molto essere di nuovo ingiustamente accusato solo perché imprenditore e venir associato a logiche da me sempre distanti, senza vedere che in realtà mi faccio in quattro per cercare di fronteggiare al meglio le sfide alle quali il mio settore è confrontato, mettendo sempre al centro delle preoccupazioni i miei dipendenti.

Per questi motivi il 18 maggio, non roviniamoci con le nostre stesse mani e ricordiamoci che il successo dell'economia svizzera è da attribuire al partenariato sociale e alla pace del lavoro. Per questo votiamo no all'iniziativa sul salario minimo.

Marco Ferretti, presidente della Commissione PMI di Ticinomoda

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