
Iniziativa contro l’immigrazione di massa: approvata dai cittadini. Aumento del moltiplicatore d’imposta comunale per i frontalieri dal 78% al 100%: approvato dal Gran Consiglio. Precedenza ai disoccupati residenti nei posti di lavoro nel settore pubblico e parapubblico: approvata dal Gran Consiglio. Iniziativa costituzionale cantonale “Prima i nostri” corredata da 11mila firme: depositata a luglio presso la Cancelleria dello Stato.
Alla faccia di chi afferma che l’UDC, suonando la grancassa dell’ormai stantio e abusato concetto del “populismo”, crea ad arte solo dell’allarmismo, si occupa di marketing ma non propone mai nulla di concreto. Perché questa è la tiritera che i soliti noti ripetono da anni per cercare di dimostrare che immigrazione e frontalieri, tutti rigorosamente senza limitazione alcuna, sono, oltre che fenomeni inevitabili, pure cosa buona e giusta per il nostro mercato del lavoro. Certo, chi si loda s’imbroda. Tuttavia, quelle elencate, sono prove schiaccianti ben lungi dal solo tratteggiare uno sterile elenco di proposte, peraltro approvate dai cittadini o dai loro rappresentanti.
Prove che l’UDC, anche se non siede in Governo e dunque non condivide la responsabilità di questa deriva, non si limita a parlare. Fa. E non è affatto rassegnata ad accettare passivamente quanto sta accadendo, da anni, in Ticino e nel resto della Svizzera, né confida nella fine della crisi economica in Italia per invertire una tendenza che va fermata senza se e senza ma.
Nello spazio di pochi giorni, gli uffici di statistica hanno messo tutti con le spalle al muro snocciolando una serie di dati sconvolgenti. Vediamoli. Prima l’annuncio che, in questo Cantone, oltre ad avere più di 6000 persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento, ne abbiamo altre 8258 che percepiscono l’assistenza sociale. Poi che nel primo trimestre del 2014 sono stati creati 4000 nuovi posti di lavoro interamente andati appannaggio di frontalieri. Poi che i frontalieri hanno oltrepassato la soglia delle 62 mila unità, facendo registrare l’ennesimo record. Infine che, in Ticino, gli stranieri sono ulteriormente aumentati e si attestano ormai al 27,2% della popolazione residente.
Noi, a questo punto, lanciamo una sfida. A tutti. Lo spunto ce l’ha dato, giovedì 28 agosto, l’annuncio della BSI: 160 persone vanno mandate a casa. Come sappiamo, la Banca della Svizzera italiana, in Ticino, ha molti collaboratori frontalieri. Noi chiediamo, pur esprimendo il nostro vivo rammarico per tutti coloro che saranno toccati da questo, a loro dire, inevitabile ridimensionamento, che si tuteli il lavoro degli svizzeri e dei domiciliati in questo Cantone.
Al di là di questa specifica ma esemplare situazione, l’iniziativa “Prima i nostri” è dunque divenuta più attuale che mai. E va messa subito nella nostra agenda politica. La clausola della preferenza indigena è un dovere morale, più che un provvedimento legislativo. Tergiversare, fare i furbi, stracciarsi (senza troppa foga) le vesti, restando diligentemente con le mani in mano, non è più un’opzione. Non lo è mai stata, ma facciamo finta di credere alla buona fede di chi ha operato in questo modo.
La popolazione chiede delle risposte immediate. I cittadini, banale, ma doveroso ricordarlo, sono sempre più delusi da chi li rappresenta. E si stanno spazientendo come mai era successo prima. Basta stare in mezzo alla gente per rendersene conto. I social network, lontani dal fornire indicazioni scientifiche, ma pur sempre un discreto polso dei comuni stati d’animo, sono abbastanza chiari. Non ha tutti i torti, chi in questi giorni ha scritto: “A questo punto voglio un frontaliere anche in governo”. Eh beh… Noi tendiamo un ramoscello d’ulivo al Presidente del Governo, compagno Manuele Bertoli, ansioso di tornare a votare sul tema dell’immigrazione. E gli chiediamo, come ha più volte auspicato, di andare alle urne per riverificare cosa vogliono i cittadini. Magari che non avessero capito bene. “Prima i nostri” aspetta. Non sarebbe galante far attendere chi vuole scegliere come gestire il proprio futuro. E i cittadini, ne sono convinto, hanno capito benissimo cosa è necessario fare!
Marco Chiesa, deputato UDC
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