
Prima i nostri disoccupati
Gli ultimi dati non lasciano adito a dubbi: i frontalieri, in Ticino, sono l’1,2% in più rispetto al trimestre precedente. Il 4,6% in più rispetto al 2012. 59'310 persone che, ogni giorno, varcano la frontiera per lavorare in un Cantone che non sembra volere, o essere in grado, di attingere ad una forza lavoro di cui però, almeno in parte, dispone.
Sottotraccia, il messaggio che traspare leggendo numeri e grafici diffusi dagli uffici cantonali e federali, e ripresi dalla stampa, sembra essere di quelli che non ammettono repliche: i frontalieri sono destinati ad aumentare all’infinito. Come i numeri periodici. Cambiare, invece, si può. L’UDC ticinese, nel settembre dell’anno scorso, ha presentato una mozione in cui chiede che, per le assunzioni nell'amministrazione cantonale e nel settore parastatale, dagli ospedali pubblici all’azienda elettrica, passando per le scuole, a parità di competenze si dia la precedenza ai disoccupati domiciliati in Ticino.
Il patrimonio umano e professionale esiste, dal momento che il nostro è un Cantone con una delle percentuali più elevate di persone in cerca di lavoro. Gli ultimi dati del 2013 segnano il 4,5% di disoccupati registrati. Difficile credere che, tra le 7229 persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (cui bisogna aggiungere anche le diverse migliaia in assistenza), non ce ne siano alcune centinaia con le competenze e le capacità professionali ricercate dai più disparati datori di lavoro. Esistono, ma sono tenute ai margini del mercato del lavoro. Sappiamo perché.
Il modello su cui puntare è già in vigore nel Canton Ginevra, altra realtà fortemente sotto pressione a causa dei lavoratori d’Oltre confine. E funziona. È già stato consolidato. Tanto è vero che, dopo pochi mesi dalla sua introduzione, l’Ufficio ginevrino del lavoro era già riuscito a trovare lavoro a ben 200 disoccupati. Il suo direttore, Patrick Schmied, ha spiegato con chiarezza come sia stato possibile trasformare un sogno, in realtà: “Il nostro Cantone è un datore di lavoro che ha fissato nuove regole. Vuole dare l’esempio e fare la sua parte nella lotta alla disoccupazione. Abbiamo cominciato con l’amministrazione, poi il governo ha esteso il provvedimento ai trasporti pubblici, ai servizi industriali, all’aeroporto, agli ospedali, alll’università, alle scuole”. Voilà.
Quanto adottato dal Canton Ginevra non ha sollevato obiezioni giuridiche su presunte incompatibilità con il diritto internazionale, norme o leggi legate all’osservanza degli accordi Bilaterali. E ci mancherebbe altro. In alcune città in Germania, Francia e Italia, disposizioni per privilegiare l’assunzione dei residenti sono realtà da anni, persino nel settore privato. Meno disoccupati tra le comunità locali. Meno traffico. Meno inquinamento. Meno disagi sociali. Qualcuno ha forse ricette migliori? La classe politica, nei prossimi giorni, avrà dunque la possibilità di agire concretamente e disegnare un quadro normativo che favorisca l’assunzione dei disoccupati iscritti agli uffici regionali di collocamento e che, pertanto, ricevono l’indennità di disoccupazione dal nostro Paese. Un provvedimento elementare, che tutela tutti, senza danneggiare nessuno.
Lo Stato ha il dovere di conciliare la politica di rilancio occupazionale e la lotta contro la disoccupazione. Scandalizzarsi sulle derive legate al mercato del lavoro e alle distorsioni venute a galla a più riprese dopo l’introduzione dei Bilaterali non serve se si può chiedere che il Cantone pretenda dai suoi servizi, dagli enti pubblici e da quelli in qualche modo sussidiati, di svolgere una sistematica verifica prima di servirsi di un frontaliere. Siamo sinceri: non è un atto rivoluzionario. Ma semplice buonsenso.
Marco Chiesa, capogruppo UDC
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