
Il mio obiettivo quest’oggi è quello di cercare di risvegliarvi dal mondo delle favole nel quale la libera circolazione è sempre descritta quale fonte di grande benessere per la nostra popolazione. Da ticinese posso confermarvi che noi a sud delle alpi a queste storielle non crediamo più. Anzi l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea ha distrutto la fiducia nel futuro e delle ticinesi e dei ticinesi.
Tre regole di buonsensoCome rappresentante del mio Cantone e genitore temo anch’io per le prospettive dei miei figli e del Ticino. Per questo mi batto per far sì che sul mercato del lavoro i lavoratori residenti abbiano la precedenza rispetto ai lavoratori stranieri. Niente di più e niente di meno di ciò che garantivamo fino a una decina di anni fa a mezzo dell’ordinanza che limitava gli effettivi degli stranieri.A suo tempo un datore di lavoro prima di impiegare una risorsa estera doveva dimostrare di aver rispettato tre regole:• La prima, aver fatto tutto il possibile per trovare un lavoratore sul mercato indigeno del lavoro.• La seconda, aver notificato il posto vacante all’Ufficio regionale di collocamento senza successo nella ricerca entro un periodo di tempo ragionevole.• La terza, non aver potuto formare, entro un periodo di tempo ragionevole, un lavoratore disponibile sul mercato del lavoro.Delle ragionevoli regole di buon senso, tipiche del buon padre di famiglia mi verrebbe da dire.
La situazione a sud delle Alpi continua a peggiorareVenute meno questo norme, e senza freni, il Ticino è andato velocemente alla deriva. Il rischio povertà è nettamente aumentato e, mentre le statistiche mostrano una disoccupazione SECO poco indicativa, guarda caso nessun politico, o pochi, hanno il coraggio di denunciare l’esplosione della sottoccupazione , del precariato e dell’assistenza che oggi conta più di 8'000 persone.
Il numero di frontalieri attivi in Ticino ha preso l’ascensore, in particolare nel settore terziario, creando dinamiche di sostituzione tra la manodopera residente e quella straniera e un’enorme pressione sui salari testimoniata da 17 contratti normali .
Di gran lunga il record svizzero. I frontalieri costano di meno e fanno la fortuna degli speculatori che noi non vogliamo né tutelare né favorire. La teoria secondo la quale gli stranieri fanno dei lavoro che gli svizzeri non vogliono più fare, da noi si è ridotta a una triste barzelletta. Oggi ritroviamo manodopera straniera in ogni settore e a tutti i livelli.
Le famiglie e il ceto medio sono sotto pressioneIn questo mio breve intervento voglio parlarvi di famiglie ticinesi e dei loro figli. Cittadine e cittadini che cercano un’attività professionale per continuare o cominciare a costruire la loro vita lavorativa e la loro storia personale che si scontano quotidianamente contro delle porte chiuse. E quelle porte le trovano chiuse a causa della libera circolazione delle persone. L’impatto di questa pseudocrescita malsana è a dir poco catastrofico per il ceto medio e per la nostra qualità di vita. Ogni santo giorno i ticinesi devono sopportare code interminabili, smog, timore di un licenziamento o angoscia per il futuro dei propri figli.
Comprensione e misure d’accompagnamento non sono sufficientiSento spesso che a Berna si ha una certa comprensione per la situazione del Ticino. Ma noi non chiediamo comprensione, chiediamo soluzioni. E quelle finora applicate sono fallimentari. È inutile parlare di misure d’accompagnamento e illudere la gente di fermare un’emorragia con un’aspirina. Questa è una truffa. Non trovo altre parole per definire un tale maldestro tentativo di sviare l’attenzione sulle vere cause di questa deriva.
Le nostre aspettativeL’unica soluzione e ritornare a gestire l’immigrazione e reintrodurre contingenti, tetti massimi e la preferenza ai residenti, una preferenza fortemente voluta dai ticinesi che hanno approvato l’iniziativa costituzionale UDC “Prima i nostri” .
Insomma la maggioranza dei ticinesi vogliono riprendersi le chiavi di casa della nostra Svizzera che abbiamo per sbaglio lasciato sotto lo zerbino di Bruxelles.
Marco ChiesaConsigliere nazionale
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