
I problemi sono “ben altri”
Quando si trova una piccola soluzione, certamente non definitiva ma comunque interessante, i detrattori per partito preso, spesso accecati dall'ideologia, si trincerano dietro il solito slogan che suona così: "ma i problemi sono ben altri". Questa sorte è pure toccata alla nostra proposta di aumentare il moltiplicatore comunale d'imposta alla fonte dei frontalieri dal 78 al 100%. Una decisione del Gran consiglio quest’ultima che, con soli 5 contrari, per lo più sindacalisti, ha messo in pratica un’iniziativa UDC del maggio 2013.
Prima di giungere a questa condivisione, pressoché unanime, la proposta ha superato un iter molto severo in commissione tributaria ed é stata oggetto d'analisi anche da parte del Consiglio di Stato, cosa che fa ben sperare sulla praticabilità giuridica. Il principio alla base di questa proposta é semplice: perché cittadini ticinesi o stranieri residenti, magari di Bellinzona, Locarno, Chiasso o delle Valli, devono pagare di più, in termini di moltiplicatore comunale, dei frontalieri che sono tassati applicando un moltiplicatore medio del 78%.
In un momento in cui molti Comuni stanno aumentando la loro pressione fiscale e il Cantone sforna disavanzi a ripetizione non é forse possibile chiedere un contributo anche a lavoratori “privilegiati”? Perché “privilegiati”? In primo luogo in quanto hanno un lavoro, cosa che a molti ticinesi manca in questo difficile momento in cui imperversa l'effetto di sostituzione, dall'altro perché i salari versati permettono loro un potere d'acquisto molto ma molto più alto rispetto ai lavoratori ticinesi o residenti e ai loro stessi connazionali impiegati in Italia, nei confronti dei quali, per di più, pagano molte meno imposte. Queste riflessioni lapalissiane non convincono tuttavia i sindacati che, di recente, hanno minacciato un ricorso contro questa decisione.
Alcuni parlano di clima di terrore contro i frontalieri e auspicano la stessa veemenza contro gli imprenditori. E allora intendiamoci bene. Per quel che mi riguarda non ho la benché minima comprensione né simpatia rispetto a datori di lavoro scaltri e approfittatori. Questi non meritano neppure di essere menzionati nella categoria degli imprenditori. Gli imprenditori, almeno ai miei occhi, è gente che rischia in prima persona e che è convinta che i propri collaboratori rappresentino il vero valore aggiunto dell’azienda.
Ce ne sono ancora imprenditori di questo stampo? Certo ce ne sono ancora di gentiluomini, per fortuna! Purtroppo il totale lassismo riguardo alle regole che tutelano il nostro mercato del lavoro ha spalancato le porte ai furbetti del quartierino. Gente senza scrupoli, spesso d'importazione, che a mezzo dell'effetto rete ha ben presto cambiato i connotati del frontalierato. Basti pensare a quanto sta succedendo al nostro settore terziario. Cosa fare dunque? Il 9 febbraio ha tracciato una via, quella di riprendere in mano le briglia della nostra politica migratoria, contingentare l'immigrazione di massa e applicare la clausola della preferenza indigena nell'attribuzione dei posti di lavoro. Anche l'UDC in Ticino si é mossa su questo fronte con la sua iniziativa costituzionale “Prima i nostri”. Essa impone di privilegiare nelle assunzioni, a pari capacità, del personale indigeno, il rispetto della reciprocità nelle relazioni internazionali e la salvaguardia di condizioni salariali dignitose sul nostro territorio.
Insomma oggi chi ha fortemente voluto questa libera circolazione pensa ancora a difendere gli oltre 62’000 frontalieri “vessati” da questo aumento del moltiplicatore comunale d'imposta alla fonte, ma sono molto curioso di vedere come si spenderanno per i lavoratori ticinesi e domiciliati che sarebbero meglio tutelati con l'iniziativa “Prima i nostri”. Iniziativa che presenta forse un piccolo difetto, ossia quello di essere stata concepita e portata avanti dall'UDC. È allora forse scopriremo ancora un nuovo caso di benaltrismo!
Marco Chiesa
Deputato UDC
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