
Per la seconda volta l'istituto bancario Credit Suisse ha pubblicato, in collaborazione con l'istituto demoscopico gfs.bern, il barometro della gioventù. Creato nel 2010, il barometro della gioventù intende fornire una panoramica dei modi di vita e dei punti di vista della fascia di giovani dai 16 ai 25 anni in Svizzera.Il recente interessante sondaggio ha evidenziato le seguenti principali preoccupazioni giovanili: politica d'immigrazione e libera circolazione (45%), disoccupazione (39%) e AVS/previdenza per la vecchiaia (36%). La classifica, forse perché diversa da quanto intimamente auspicato da alcuni, ha già scatenato il severo e caustico commento di Kurt Imhof, professore di sociologia all'Università di Zurigo.Questo benpensante, come altri d'altronde, non esita a caratterizzare i nostri giovani svizzeri quali ragazze e ragazzi conformisti e fondamentalmente noiosi, spingendosi fino ad accusarli di una certa xenofobia. Essi sarebbero inoltre, a suo dire, particolarmente influenzati dal populismo di destra in quanto l'identificazione dello straniero come un problema è un argomento preponderante nei giornali gratuiti e nei mezzi di comunicazione online, ovvero negli strumenti che determinano in maniera significativa l'orizzonte politico dei giovani.Ai miei occhi queste riflessioni, oltre che piuttosto banali e faziose, risultano essere alquanto irrispettose dei giovani stessi. Mi chiedo infatti perché chi si preoccupa per il proprio futuro, di come è cambiato l'accesso al mercato del lavo-ro e parallelamente sta cambiando la morfologia della nostra società, possa essere bellamente criminalizzato o dipinto quale persona acritica e facilmente manipolabile. Di tutto questo non dovrei di fatto stupirmi: la storia si ripete, in quanto tutti coloro che osano chinarsi su questo proble¬ma, perché di problema si tratta, non sono tollerati da una élite politica e intellettuale che di Europa e frontiere aperte ha sempre fatto il proprio cavallo di battaglia ideologico. Persone evidentemente contrarie alle iniziative popolari dell'UDC quali quelle volte all'espulsione dei criminali stranieri o ad arrestare l'immigrazione di massa in atto. Immigrazione di massa che verrà certamente negata da più fronti e che i più intrepidi non man¬cheranno di definire quale il vero motore della nostra crescita economica. In verità, negli ultimi quattro anni abbiamo registrato un saldo migratorio di oltre 330.000 persone, ciò che corrisponde alla popolazione del Canton Ticino. Il 42,6% di tutti i disoccupati e il 45,3% di tutti i beneficiari di aiuto sociale sono stranieri come pure circa il 70% dei detenuti nelle nostre carceri. A questi inequivocabili dati aggiungerei il fatto che la proporzione di stranieri che vive in Svizzera è letteralmente esplosa fra il 1950 e il 2010, passando dal 5,9 al 22% sebbene negli ultimi vent'anni si siano naturalizzate circa 600.000 persone. È ingiusto dunque attribuire etichette di comodo a giovani che non nascondono la polvere sotto il tappeto ma affermano con chiarezza che l'immigrazione deve essere governata.Il nostro Paese deve molto a chi ha contribuito alla crescita del benessere comune della nostra Nazione, ha e avrà anche in futuro necessità di personale competente e qualificato proveniente dall'estero, ma non può sopportare a lungo l'ondata migratoria in essere. L'iniziativa UDC permetterà dunque di riprendere le redini della nostra immigrazione fissando tetti massimi e contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un'attività lucrativa in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera e nel rispetto del princi¬pio di preferenza d'assunzione di svizzeri in cerca di lavoro, cosa che deve riguardare anche i frontalieri.Questa è una risposta concreta alla preoccupazione dei giovani, giovani che d'altro canto si sono dichiarati con fierezza (74% degli intervistati) particolarmente legati alla propria patria, e di tutti i cittadini che han¬no a cuore la tutela del nostro Paese.
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