
Lo diceva già Franco Lepori, quando venne introdotta la scuola media in Ticino molti anni fa, e rimane assolutamente vero. Ognuno, com’è normale che sia, ha in mente le proprie soluzioni, figlie anche di orientamenti politici o filosofici, per cui trovare il consenso è compito arduo, seppur necessario.
Oggi Angelica Lepori Sergi dalle colonne della Regione chiede la riduzione del numero di allievi per classe, tema su cui il Consiglio di Stato aveva fatto un passo avanti qualche anno fa con un messaggio bocciato dal Gran Consiglio e su cui il popolo si è pronunciato a due riprese, negativamente, siccome la proposta era contenuta in due distinte iniziative popolari (una sulle scuole comunali e una sulla scuola media).
Un tema senz’altro degno di attenzione, tanto che nel progetto “La scuola che verrà” viene declinato in maniera alternativa. Il progetto non prevede infatti riduzioni lineari del numero di allievi, politica e popolazione su questa modalità hanno già detto la loro, ma una quota consistente di lezioni alla scuola media con classi dimezzate o con due docenti. Sarà quindi possibile per 8 discipline avere un numero significativo di ore con un rapporto di un docente per 10-12 allievi, una condizione preliminare importante per seguire le individualità di chi apprende. Alle scuole comunali è prevista la figura del docente risorsa, un docente che a turno è chiamato dai colleghi titolari a cogestire la propria classe, anche qui per poter meglio considerare le diversità tra gli allievi.
Le riforme devono superare il conservatorismo primario, quell’idea per la quale le cose vanno cambiate solo se è strettamente e urgentemente necessario, nonché il benaltrismo, quel fenomeno che in nome del “ben altro ci vorrebbe” nei fatti non fa avanzare nulla e promuove l’immobilismo. Per questo ci vuole costanza e pazienza, nonché la ferma volontà di essere al servizio di un’istituzione che merita la massima attenzione.
Manuele BertoliConsigliere di Stato PS
(da Facebook)
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