
Su questo portale, martedì 29 gennaio Piero Marchesi ha presentato, anche se con qualche svarione, la differenza tra le nostre diverse concezioni di scuola dell’obbligo. Io sostengo che si debba continuare a migliorare puntando sull'inclusività, sul solco della tradizione della scuola ticinese. Vorrei creare condizioni quadro di insegnamento più favorevoli per i docenti ed eliminare gli ultimi rimasugli di inutile selettività precoce, i livelli, che le ricerche scientifiche dimostrano essere iniqui e grossolani. Siccome le evidenze che scaturiscono dalla ricerca ci dicono che la scuola inclusiva porta risultati complessivi migliori, ritengo che al fine di dare un futuro solido agli allievi ticinesi sia doveroso lavorare in questa direzione, a maggior ragione tenuto conto che questa è compatibile con molti aspetti della riforma ‘La scuola che verrà’ che non sono stati contestati e che sono già praticati da tempo con soddisfazione da molti docenti.
Marchesi vorrebbe invece un capovolgimento di paradigma, una scuola dell'obbligo che propone una segregazione netta e anticipata dei percorsi di studio e che comporterebbe una selezione precoce dei bambini a 10 anni. Questo senza tener conto del fatto che la selezione degli allievi a quella tenera età è palesemente prematura in quanto la maturazione individuale è ancora in pieno corso e la consapevolezza di sé, dei propri desideri e dell'impatto delle proprie scelte sul proprio futuro è inevitabilmente ancora acerba. Una tale impostazione selettiva della scuola dell'obbligo, che anticipa forzatamente e inutilmente il momento di scelte decisive per il futuro dei nostri figli, costituirebbe un salto indietro di 45 anni e ci porterebbe a risultati peggiori rispetto a oggi.
È per questa netta divergenza di vedute tra chi desidera una scuola fondata sul principio dell'inclusività (una scuola buona per tutti) e chi invece mira a una selezione anticipata che è importante respingere con forza l'attacco portato da chi vorrebbe riesumare approcci inefficaci da tempo sepolti, peraltro ignorando quanto scaturito dalla ricerca scientifica sull'efficacia dei sistemi educativi.
Ciò evidentemente non significa sminuire l'importanza della formazione duale o professionale. Ben 14 anni fa, quindi in tempi non sospetti, fui primo proponente di un’iniziativa popolare volta ad aumentare i posti di tirocinio mediante la creazione del fondo della formazione professionale, poi tradottasi in una modifica legislativa del 2010. Un sistema virtuoso, che fa contribuire tutte le aziende e ridistribuisce le risorse alle sole aziende formatrici. La formazione professionale funziona se tutti fanno la propria parte. Lo Stato finanzia la parte scolastica, mentre l’economia si occupa della formazione in azienda senza scaricare sulla collettività i costi necessari a preparare la manodopera di domani.
Se sull’impostazione della scuola dell’obbligo non sono per nulla d’accordo con Marchesi, credo che lavorando assieme, soprattutto tramite il dialogo con le organizzazioni professionali, sia possibile avere in Ticino in futuro un’offerta di posti di apprendistato più vasta e una regolamentazione federale delle varie professioni non eccessivamente burocratica.
Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
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