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Manuele Bertoli: La via bilaterale ha esaurito le sue potenzialità
Redazione
16 anni fa

Egregio signor Sindaco, egregi municipali, entili signore ed egregi signori, voglio innanzitutto ringraziare l’autorità comunale che mi ha invitato a tenere un’allocuzione pubblica in occasione della Festa nazionale, invito che ho accettato con molto piacere. Siccome non ho l’abitudine ai discorsi di circostanza e siccome so bene che i discorsi troppo lunghi non sono apprezzati, non vi ruberò molto tempo. Tenterò di condividere con voi alcuni pensieri attorno al significato di questa festa, ai valori della Patria e dell’identità nazionale, oggi parecchio discussi e, a mio avviso, purtroppo anche un tantino abusati. La festa del 1° agosto ricorda il momento in cui i popoli di quelli che sarebbero divenuti i primi Cantoni elvetici si ribellarono dall’oppressione asburgica, rendendosi indipendenti da essa e stringendo tra loro un patto di reciproco aiuto. Un atto di indipendenza, di liberazione dall’oppressione, ma anche un atto di reciproco riconoscimento e rispetto tra territori e genti che da quel giorno avrebbero condiviso uno stesso destino. Nei secoli l’alleanza crebbe e seppe aggiungere ai Cantoni cosiddetti primitivi popoli anche di culture diverse, di lingua francese, italiana, retoromancia, integrando quindi ai valori iniziali anche quello della multiculturalità. Seppe affrontare conflitti interni a carattere religioso anche cruenti, fece proprio il concetto della neutralità dopo l’esperienza napoleonica, e, nel 1848 prima e nel 1874 poi, seppe costruire lo stato federale che conosciamo, fondato ancora sui principi iniziali ai quali andava però ad aggiungersi ulteriormente il riconoscimento fondamentale della democrazia. Cercando di trarre qualche insegnamento da questo breve schizzo della nostra storia, mi pare di poter dire che i valori fondanti di questa festa sono quelli dell’indipendenza e della libertà, del rispetto per gli altri, della multiculturalità che ci contraddistingue come nazione non fondata su un solo gruppo etnico, della capacità di convivenza tra credi religiosi diversi, della democrazia. Valori positivi, di cui andare fieri, malauguratamente, a mio giudizio, oggi anche abusati da parte di chi li sbandiera molto, ma fondamentalmente li condivide poco. Quando i nostri valori di libertà e indipendenza vengono usati non per difendere il Paese da un’oppressione esterna effettiva, ma per convincere gli svizzeri che un avvicinamento all’Europa nell’ambito di un processo democratico sarebbe per noi elvetici solo fonte di problemi, essi vengono snaturati della loro essenza. Si trasformano così, indebitamente, in un alibi per coprire la paura di affrontare, assieme agli altri, l’idea di una maggiore integrazione della Svizzera nel nostro continente naturale, l’Europa, o di assumere le nostre responsabilità di Paese prospero verso il mondo. Restando alla questione dei rapporti tra la Svizzera e l’Europa, va riconosciuto come l’Europa, dopo aver conosciuto conflitti terribili per oltre 2000 anni, oggi, in meno di un secolo, ha saputo fare passi da gigante nel processo di costruzione di una comunità unita da un patto politico. Mai nel passato nel nostro continente si era verificato un processo simile fondato, bene o male, sul consenso. Dal 300 a.C. con Alessandro Magno, all’Impero romano, alle conquiste barbare, al Sacro romano impero, a Napoleone e poi all’incubo del Terzo Reich, l’Europa è sempre stata terra di conquista armata e tutti i tentativi di unirla con la forza non hanno saputo reggere nel tempo. Oggi il gigante politico chiamato Unione europea, costruito con il negoziato e il dialogo, discutibile per molte cose, largamente imperfetto da più di un punto di vista, è una realtà ineludibile, ma soprattutto ha le potenzialità di sapere integrare dentro di sé i valori del rispetto tra i popoli, della multiculturalità, della capacità di convivenza tra credi religiosi diversi e della democrazia, cioè proprio quegli stessi valori che, riferendoci al nostro contesto nazionale, siamo qui stasera a festeggiare. Un attore di prim

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