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Manuele Bertoli: Iniziativa imposte eque. Inferno per chi?
Redazione
16 anni fa

Il fronte contrario all’iniziativa socialista “per imposte eque” nella sua propaganda ha bollato la proposta di inferno fiscale. Diabolico sarebbe, a parere dei contrari, mettere un freno alla concorrenza tributaria tra i Cantoni, quel meccanismo che sta portandoci a ridurre man mano il carico delle imposte per le persone molto ricche, rinunciando quindi a importanti entrate per pagare servizi fondamentali per la collettività. Due sono sostanzialmente gli argomenti dei contrari: la salvaguardia del federalismo e la negazione del problema, a parere loro già risolto dalla perequazione intercantonale. A proposito del federalismo da salvaguardare, mi limiterò a ricordare che anche con un SI’ all’iniziativa il potere dei Cantoni e dei Comuni di decidere sulle loro imposte rimane tale e quale. Semplicemente ci sarà una soglia condivisa al di sotto della quale non si potrà andare, per evitare il dumping. Il federalismo è una bella cosa ma, i Cantoni svizzeri devono collaborare tra loro, non farsi la guerra, segnatamente sulle imposte. In molti settori vigono regole che armonizzano le competenze cantonali allo scopo di evitare guai ai cittadini. Per esempio nella scuola, dove da una situazione assurda di federalismo selvaggio di qualche anno fa, dove in alcuni Cantoni l’anno scolastico iniziava in aprile e in altri in settembre, si sta andando verso criteri comuni con HarmoS. Farlo anche nel settore fiscale significa definire lo spazio dell’autonomia cantonale, che rimane ampio, ed evitare l’insana concorrenza fratricida tra enti pubblici. All’argomento secondo cui l’armonizzazione fiscale non è necessaria poiché c’è la perequazione intercantonale che compensa le perdite vorrei rispondere che questa tesi contraddice in maniera lampante quella precedente, sulla sovranità cantonale. A mio parere è infatti ben più opportuno che le risorse dei Cantoni vengano raccolte da essi, pur sulla base di alcuni parametri minimi comuni, come propone l’iniziativa, piuttosto che lasciare i Cantoni più poveri, tra cui il nostro, aspettare i soldi centrali della perequazione. E’ proprio non facendo niente in tema di armonizzazione fiscale che si portano i Cantoni meno ricchi a dipendere dal potere centrale, non l’opposto. Manuele BertoliPresidente PS TIAlcuni contrari a corto di argomenti hanno sostenuto che l’accettazione dell’iniziativa porterebbe ad uniformare le deduzioni fiscali cantonali, facendo quindi decadere decisioni prese in passato. Basta darsi la briga di leggere il testo dell’iniziativa per comprendere che si tratta di una bugia bella e buona. L’iniziativa infatti prevede un minimo carico fiscale tra imposte cantonali e comunali del 22% sulla quota di reddito eccedente fr. 250'000.- e del 0,5% sulla quota di sostanza eccedente 2 milioni. Le quote di reddito e di sostanza sotto questi minimi (in Ticino siamo sopra) le aliquote saranno liberamente decise dai Cantoni e ovviamente inferiori, i quali saranno liberi come finora di decidere sulle deduzioni, di cui l’iniziativa non parla nemmeno. E’ davvero così infernale definire una soglia minima da chiedere ai benestanti per le imposte cantonali e comunali complessiva, che toccherebbe pochissime persone in Svizzera e che fermerebbe la concorrenza sleale di quei pochi piccoli Cantoni che usano i servizi dei grandi agglomerati e giocano al ribasso con operazioni di nicchia? Siamo pronti, soprattutto in Ticino, a rinunciare a servizi importanti per la gran parte della popolazione solo per mantenere i ricchi e i ricchissimi “in paradiso”, assumendo un atteggiamento servile con chi, anche con la soglia minima proposta dall’iniziativa, avrebbe un onere per le imposte ben più basso di quello previsto dalle nazioni che ci circondano? Malgrado le sacre scritture prevedano per i ricchi addirittura un difficile accesso al regno dei cieli già solo per il fatto di essere tali, la “satanica” iniziativa popolare, molto più moderatamente, si limita a proporre solo un poco di equità fiscale. Un

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