
La giornata per la Palestina organizzata il 17 novembre arriva dopo un lungo periodo di presa di coscienza e denuncia del genocidio in corso da parte della popolazione ticinese. Sono stati gli studenti, infatti, a coordinarsi nei vari licei per organizzare un momento ampio di solidarietà che facesse continuare a sentire la necessità di parlare di questo tema.
È necessario dire che quando le studentesse e gli studenti si muovono in maniera così importante, animati da sentimenti giusti, non vanno controllati, né tantomeno censurati. Vanno lasciati esprimere e vanno trattati come una componente importante di una società democratica, quella che all’interno della scuola dovrebbe garantire una pluralità di informazione e una libertà d’iniziativa senza vene paternalistiche che si trasformino in imposizioni dall’alto.
Purtroppo, non che fosse una sorpresa enorme, ciò non è avvenuto. Nei vari licei del Cantone si è configurata una relazione verticale e a tratti di censura nei confronti di attività proposte da studenti, come denunciato dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA). Quello che lascia perplessi non è però tanto il tentativo di controllo da parte delle direzioni scolastiche, ma l’arbitrarietà con cui la censura è stata applicata. Al Liceo Cantonale di Bellinzona, ad esempio, “sulle 16 proposte presentate, solo 7 sono state accettate dalla Direzione". Fra le 9 "censurate senza alcuna possibilità di dialogo, figurano tutte quelle dell’associazione umanitaria Future in Peace’, come dice il comunicato stampa del Sindacato SISA.
Non è la prima volta che il Liceo di Bellinzona è vittima di una morsa inspiegabilmente censoria. Avevo infatti, già due anni fa, personalmente proposto un’attività della Commissione Giovani della Città di Bellinzona alle Giornate Autogestite, che è stata stroncata dalla Direzione della scuola senza nessuna motivazione plausibile. L’attività avrebbe coinvolto me, come membro della Commissione Giovani e un municipale della Città di Bellinzona. Un’attività chiaramente volta ad informare gli studenti del funzionamento istituzionale in cui posso essere coinvolti direttamente i giovani a Bellinzona e in Ticino. Non si riesce a capire il motivo di una tale censura a fronte di un’attività legittima delle istituzioni, fatto molto grave e inaudito.
A fronte di un’altro importante tentativo di vietare delle espressioni del corpo studentesco, auspicherei un’intervento del DECS che interroghi i responsabili in modo da evitare che la scuola smetta di essere un campo di confronto delle idee. Non bisogna lasciar correre di fronte a questi fatti che portano con sé rischi per il futuro pluralista della scuola e della democrazia.
Samuel Iembo
