
Alle ultime votazioni federali abbiamo assistito ad un fenomeno interessante e incoraggiante. Il Canton Ticino, nell’espressione dei suoi cittadini, ha decisio di tentare un cambiamento.
Ha deciso di provare a dare una svolta, a dare un mandato chiaro, nonché la fiducia, al tentativo della Sinistra di far fronte, dopo molti anni, in modo unitario ai problemi odierni della nostra società.Tra non molto la Sinistra e chi ispira ai suoi principi (spero ancora unita) dovrà confrontarsi con le proprie “anime” per elaborare un programma che possa essere condiviso, coerente e agire, così, da collante, per poi proporsi agli elettori per il rinnovo delle amministrazioni comunali.
Continuare nel perseguire l’obiettivo della credibilità significa avere piena coscienza della portata gigantesca dei problemi e alle sfide dinanzi ai quali ci troviamo. Significa quindi di evitare scorciatoie inverosimili, come quella delle piccole enclaves o dei piccoli feudi politici dove ognuno si possa sentire importante e capace di determinare la politica del Cantone o del comune in cui abita.Elaborare un nuovo progetto (soggetto) politico, sia contro l’agenda stantia delle destre liberali sia contro la propaganda delle destre reazionarie in ascesa, è un’impresa molto impegnativa.È un’impresa che richiede un lavoro continuo sul durissimo terreno della conquista di credibilità nel campo della politica economica, sociale, ambientale e non solo.
Potranno volerci anni e molto lavoro per rendere egemonici la critica dell’efficienza del mercato e il discorso sulla modernità della pianificazione, ma è l’unica seria via praticabile.Il mio auspicio è che si cominci a lavorare collettivamente su di essa, anziché agitarsi a ogni appuntamento elettorale dietro l’angolo.
Questa dunque è la mia unica speranza. Che le nuove generazioni lavorino su una rinnovata dialettica per il progresso e l’emancipazione civile, sociale e della politica economica (non più liberista). Che si tengano alla larga da qualsiasi tentazione di assecondare le patetiche strategie “codiste”, scorciatoie del meno peggio, di questo tempo: delle combriccole che si affannano a ricavarsi un piccolo ruolo servente tra i portatori d’acqua della destra liberale in declino o della destra reazionaria in ascesa.
Ben vengano, quindi le alleanze, ma il cambiamento è certamente un percorso faticoso e richiede la capacità di scendere dal proprio piedistallo e accettare di camminare a fianco, insieme, con chi vuole promuovere il cambiamento.
Ben venga se anche a Locarno il buon senso prevalesse e gli “Io” ipertrofici diventassero un “Noi” riconoscendosi parte di un unico progetto politico: dare diritto di cittadinanza a tutti.
Luigi Romeo, già Coordinatore dei Servizi Sociali Comunali di Locarno e membro del Partito Comunista
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