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Luigi Canepa: Non spariamoci sui piedi
Redazione
15 anni fa

Il Consiglio Federale ha deciso: la Svizzera fuori dal nucleare entro il 2034. Stando al sito internet creato da AET www.mixenergetico.ch il 2035 è pure la data che porrà definitivamente fine all’era dell’atomo e del carbone anche per AET. Ma al consumatore ticinese, come il sottoscritto, interessa soprattutto il futuro prossimo. La domanda che sorge è cosa avverrà e quali saranno le conseguenze nel periodo di transizione fino al 2035? Il consumo di energia elettrica in Svizzera continuerà ad aumentare perché i comportamenti delle persone (leggasi comodità) ben difficilmente cambieranno in modo significativo. Dall’altra parte sussistono inoltre dei grossi dubbi sul come si vuole affrontare questa fase di transizione. La Svizzera per non dipendere dall’estero, dovrà giocoforza sostituire l’energia di tre centrali nucleari con altre fonti. Gli ambientalisti chiedono addirittura che Beznau e Mühleberg vengano chiuse ancora prima, ciò che ridurrebbe gli 11 anni prospettati dal Consiglio Federale. Quest’ultimo, per sopperire alla chiusura delle centrali nucleari, oltre ad aumentare l’energia idroelettrica e quella proveniente da fonti rinnovabili, dovrà sostenere la costruzione di nuove centrali a gas. Il problema di queste centrali sono le emissioni di CO2 per cui da una parte si riproporrebbe la questione ambientale, mentre dall’altra le tempistiche per la realizzazione rischiano di essere molto lunghe tanto che verso il 2020, se non prima, ci potrebbe essere un pericoloso buco energetico. Quindi l’abbandono del nucleare, se non celermente ed adeguatamente sostituito con altre fonti, genererà un aumento del fabbisogno di energia elettrica. Ciò avrebbe pesanti ripercussioni sui prezzi che aumenterebbero in modo importante, ma anche lo sviluppo delle energie rinnovabili, per ripagare l’investimento iniziale, porterebbero ad un aumento dei prezzi. Nell’ottica ticinese ben venga quindi il controprogetto che consente ad AET, da una parte di avere a disposizione energia propria proveniente dalla centrale a carbone di Lünen, dall’altra di mettere a disposizione importanti risorse per lo sviluppo di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Tutto questo in attesa di rientrare in possesso delle nostre acque allo scadere delle concessioni, e dell’energia prodotta in Ticino con l’idroelettrico. Avere propri impianti, che producano comunque buona parte del fabbisogno complessivo, appare quindi fondamentale per ridurre la dipendenza dal mercato e mantenere stabili i prezzi pagati dal consumatore finale. Per queste ragioni voterò Si al controprogetto e no all’iniziativa contro il carbone che non fornisce alternative e obbliga AET ad acquistare l’energia mancante sul mercato, cioè prevalentemente proveniente da fonti fossili, proprio le stesse fonti che gli iniziativisti e gli ambientalisti vogliono combattere. Un vero paradosso.Luigi Canepa, granconsigliere PPD

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