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Luca Pagani: Dramma dei suicidi, in Ticino si fa abbastanza?
Redazione
16 anni fa

La vita umana è un bene particolarmente prezioso, tutelato a più livelli dal nostro ordinamento giuridico. Quello del suicidio è un tema assai delicato e sensibile, che non può tuttavia essere ignorato o considerato quale problema meramente privato. Poiché la singola persona umana è parte integrante della collettività, ogni decesso per suicidio comporta infatti rilevanti conseguenze anche per altri membri della collettività stessa. Basti pensare alle sofferenze e ai traumi arrecati a genitori, mariti, mogli, figli, fratelli, parenti, compagni di scuola, colleghi di lavoro o, in caso di atto compiuto in luogo pubblico, anche a terzi, loro malgrado confrontati con scene particolarmente scioccanti. Oltre a ciò spesso i superstiti si trovano confrontati anche con una perdita di sostentamento e con tutte le difficoltà che ne possono conseguire. Il suicidio, quale atto che spezza ingiustamente i legami di solidarietà esistenti all’interno della comunità, è dunque da considerare contrario all’interesse pubblico e la società non può rimanere indifferente. Stando alle statistiche del 2000, in Svizzera sono morte più persone per suicidio (1378) che complessivamente per incidenti della circolazione stradale (604), consumo di droga (205) e Aids (135), ciò che posiziona il nostro paese nettamente al di sopra della media mondiale. Il suicidio è ormai divenuto la principale causa di morte tra gli uomini dai 15 ai 45 anni. Ogni giorno in Svizzera poco meno di quattro persone perdono la vita a causa di un tale atto. A ciascun suicidio corrispondono poi 10-15 tentamen suicidali, vale a dire che fra le 15'000.- e le 25'000.- persone ogni anno in Svizzera tentano di togliersi la vita. In Ticino, secondo dati recenti, sono più di 40 le persone che ogni anno pongono fine alla loro esistenza. Nonostante la complessità delle cause, la prevenzione rimane tuttavia possibile (cfr. Ufficio federale della sanità pubblica, suicidio e prevenzione del suicidio in Svizzera, Rapporto aprile 2005, pag. 7). Essa spetta innanzitutto ai Cantoni, quale compito inserito nel contesto dell’erogazione di prestazioni sanitarie e del promovimento della salute. Negli anni passati in Ticino sono state adottate alcune misure di prevenzione che sembrano aver prodotto qualche effetto positivo, ma il numero dei decessi rimane comunque elevato. Appare pertanto opportuna una riflessione sui provvedimenti già attuati e su come potrebbero essere completati e resi più efficaci. Ci si potrebbe anche chiedere se la linea seguita del pudore verso questo fenomeno sia quella giusta o se non sia immaginabile un approccio diverso, parlandone apertamente, a difesa della vita. Al Consiglio di Stato chiediamo: esiste in Ticino un concreto programma per la prevenzione del suicidio? Cosa prevede e in che misura è attuato? Non ritiene il Consiglio di Stato possibile intervenire in modo più efficace sul piano della prevenzione e del promovimento di una cultura a favore della vita? E’ immaginabile un approccio al tema diverso dall’attuale, parlandone apertamente, a difesa della vita? L’assistenza fornita a famigliari, compagni di scuola, colleghi di lavoro e altre persone confrontate con il dramma di un suicidio è adeguata? Luca Pagani, Fabio Bacchetta-Cattori e Armando Boneff, deputati PPD

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