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Luca Pagani: 'Distribuzione di mini preservativi, ma scherziamo?'
Redazione
16 anni fa

Ci risiamo. Aiuto Aids svizzero, che già in passato si era qualificata con squallide campagne di “prevenzione”, in realtà contraddistinte dall’incitamento a una sessualità sfrenata e completamente slegata dalla sfera affettiva, si lancia ora in una nuova iniziativa: promuovere la distribuzione di preservativi di taglia ridotta ai dodicenni. La campagna dal significativo nome “piacere su misura”, guarda caso sostenuta proprio da una ditta produttrice di preservativi, si sarebbe resa necessaria, poiché spesso i giovanissimi non troverebbero il preservativo adatto. Aiuto Aids basa le proprie conclusioni su un sondaggio on-line, tutt’altro che rappresentativo, secondo cui uno sparuto numero di giovani, particolarmente sensibili al tema, ha indicato che il 6% di loro è stato attivo fra i 12 e i 14 anni, ammettendo peraltro che i comportamenti a rischio sono molto ridotti. Al di là dunque della fragilità delle premesse su cui si fonda la campagna, pur riconoscendo che l’età dei primi rapporti completi si è notevolmente abbassata e che il fenomeno desta preoccupazione, il mezzo scelto di inondare i bambini delle nostre scuole con preservativi a loro dedicati appare manifestamente sproporzionato e completamente inadeguato. In primo luogo non si vede la necessità di una simile distribuzione a tappeto per tutelare gli asseriti interessi di un esigua minoranza. La prospettata misura genererebbe poi più danni di quelli che si propone di prevenire. Mettendo nella mani di pre-adolescenti strumenti non adatti alla loro fase di crescita e alla loro capacità di elaborazione, si veicola in realtà un messaggio altamente diseducativo e contraddittorio, ossia che tutto è permesso, basta proteggersi (al riguardo pare che assieme ai profilattici, verrebbe distribuito anche un gel lubrificante, possiamo immaginare per quali scopi). Ed è proprio questa sorta di “patente”, questa anticipata approvazione sociale, nei confronti di persone immature e che ancora devono costruirsi una propria norma, ad essere controproducente anche nell’ottica della lotta alle malattie trasmissibili. A maggior ragione se associata al bombardamento di altri spot particolarmente illuminanti del tipo ”una sveltina veloce?”, “a casa o subito?”, “venni, vidi e venni”. Non è certo con l’esaltazione di una sessualità disordinata e sfrenata che si può sperare di arginare la diffusione dell’Aids. La risposta va piuttosto cercata nell’educazione dei nostri giovani e in particolare nella loro responsabilizzazione. Occorre aiutarli a capire che i rapporti intimi fra due esseri umani non possono essere banalizzati e ricondotti al semplice sfogo di un istinto, ma che sono qualcosa di molto più grande e profondo, capace addirittura di generare una nuova vita. Giocarsela tutta sul lato tecnico del preservativo, oltretutto con messaggi equivoci che invitano a una sessualità senza limiti, rinunciando invece a un approccio educativo e responsabilizzante è non solo inefficace, ma addirittura controproducente e dannoso. Di qui la necessità di mobilitarsi per proteggere i nostri giovani da “protettori” di questo tipo. Luca Pagani, deputato PPD in Gran Consiglio

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